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11.09.2018

«Infezioni,
l’evoluzione non
si può prevedere»

L’individuazione del batterio responsabile delle polmoniti potrebbe segnare la svolta nel Bresciano
L’individuazione del batterio responsabile delle polmoniti potrebbe segnare la svolta nel Bresciano

«Finché non sarà individuato con certezza scientifica il responsabile delle infezioni, diventa impossibile prevedere l’andamento geografico della patologia e la sua incidenza sulla popolazione». L’ondata di polmonite che ha investito la Bassa orientale, insomma, potrebbe scemare rapidamente come allargare il proprio spettro.

LO SOSTIENE il dottor Ovidio Brignoli, vicepresidente della Simg, Società italiana di medicina generale, che tuttavia invita ad inquadrare la vicenda in un contesto epidemiologico. I 200 casi di polmonite batterica registrati in un’area dove statisticamente nello stesso periodo di tempo se ne registrano 5 è un cluster, ovvero un anomalo picco di una patologia in un’area ristretta che segnala una tendenza da tenere sotto osservazione, ma che non può essere definita un’epidemia. «Siamo in un periodo esposto alle malattie respiratorie, che arrivano prevalentemente in queste stagioni di mezzo più ancora che durante l’inverno - premette il dottor Ovidio Brignoli -. Prima di dire che siamo di fronte ad un’epidemia è necessario completare le analisi sull’agente che ha causato l’infezione, e naturalmente diffondere le linee-guida su come comportarsi in questi casi. Siamo di fronte ad un’area circoscritta, ma l’ipotesi non è consolidata. Prima di arrivare alla diagnosi bisogna avere dati più precisi». Che il vettore di diffusione dell’agente patogeno sia l’acqua è un’ipotesi fondata. «Il batterio si trasmette nell’acqua in forma aerosolica, nebulizzata, più le gocce sono piccole e più alto è il rischio - afferma Ovidio Brignoli -. I “luoghi“ dove prolifica sono l’acqua stagnante, anche nelle tubature lunghe, nell’acqua ferma da tempo. Il problema potrebbe anche esistere senza pensare necessariamente all’acquedotto, basta che ci siano raccolte di acqua, e nella zona dove si è verificato se ne trovano. Prima di creare l’allarme è importante fare una diagnosi corretta». Il morbo del legionario resta comunque uno dei principali indiziati. «I principali vettori della legionella sono legati agli impianti idrici, agli impianti di climatizzazione, ai sistemi di ventilazione e di condizionamento - rimarca Ovidio Brignoli -. Anche una vasca idromassaggio può essere veicolo di infezione». Ma perché non si è ancora riusciti a diagnosticare la natura delle infezioni? «Distinguere la polmonite dalla legionella è difficile - ammette Brignoli -. Dal punto di vista clinico la legionella si manifesta come una polmonite, i sintomi sono sempre quelli. Ci possono essere anche manifestazioni extra polmonari, ma anche in quel caso sono simili in entrambe le malattie. Quindi distinguerle è particolarmente complicato. Fare la diagnosi esatta è indispensabile, ma ora non siamo in grado di identificare questo strano stafilococco. Finchè non avremo 15-20 casi con diagnosi accertata si può fare qualsiasi ipotesi. Come per tutte le malattie infettive, anche in questo caso bisognerebbe attuare la misura dell’isolamento».

PER EVITARE che il rischio si allarghi, o se c’è solo qualche motivo per sospettarlo, bisogna aumentare i sistemi di sorveglianza, «ma credo che l’Ats di Brescia si sia mossa tempestivamente in questo senso», sottolinea Brignoli. Nonostante i test dello Zooprofilattico abbiano escluso che le anatre di Carpenedolo siano morte per l’influenza, la coincidenza della morìa di anatidi con i focolai di polmonite ha rilanciato i timori del contagio dai volatili agli umani. «Le infezioni di questo tipo arrivano normalmente dall’Est, dalla Cina, e sono passaggi che seguiamo con attenzione. L’atteggiamento corretto è quello di non sottovalutare nulla. Potrebbe esserci anche una causa diversa da quella ipotizzata oggi. I sintomi sono del tutto sovrapponibili, con un interessamento della zona polmonare».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Cinzia Reboni
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