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18.09.2018

Legionella,
scoperta la
fonte del contagio

Il direttore dell' Ats Carmelo Scarcella e l'assessore regionale Giulio Gallera
Il direttore dell' Ats Carmelo Scarcella e l'assessore regionale Giulio Gallera

Sono le torri di raffreddamento di tre aziende ad aver diffuso il batterio della legionella. Non sarebbe questo l’unico vettore dell’epidemia che da due settimane tiene in ostaggio la Bassa orientale, ma sicuramente è quello principale. Dalla campagna di analisi effettuate sui campioni prelevati da dieci impianti che si trovano a Montichiari, Calvisano e Carpenedolo, 9 sono risultati positivi al test. Sembra dunque svelato il «mistero» di quello che lo stesso Istituto superiore di Sanità ha definito «un caso unico al mondo», in particolare per l’estensione territoriale e per le dinamiche che si sono sviluppate nella riproduzione dei casi. ANCHE IL CHIESE ha fatto registrare 7 campioni positivi su 18, «ma tendiamo ad escludere che sia l’acqua del fiume la causa dei casi di polmonite riscontrati nelle ultime due settimane - ha rimarcato ieri l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera, nel corso di un incontro all’Ats di Brescia -. Si ipotizza che la legionella fosse presente in pozze stagnanti, ma riteniamo che non ci siano le condizioni perchè da lì si sia diffusa nell’ambiente, visto che il principale veicolo è la nebulizzazione». Come può essersi sviluppata, dunque? «Su questo punto non c’è ancora la massima certezza - ha ammesso Gallera -. Potrebbe essere stata una precipitazione violenta che ha messo in circolo l’acqua stagnante delle pozze, contaminata. Per le torri il problema è diverso: bisogna analizzare il sistema di funzionamento per comprendere quali possono essere i passaggi topici. L’elemento di maggiore criticità rimane comunque sempre la stagnazione dell’acqua. In agosto molte aziende sono rimaste chiuse, e quando gli impianti hanno ripreso a funzionare possono aver diffuso dell’acqua che conteneva una carica elevata di legionella». Le cause «non sono per forza legate alla negligenza - ha sottolineato Gallera -: in un caso l’impianto era praticamente nuovo, e gli altri titolari delle aziende hanno dichiarato di aver svolto la regolare manutenzione. Sono tutti consapevoli che le torri rappresentano un elemento delicato nel sistema di produzione, e vanno trattate con cura». L’assessore punta invece sul clima. «Dobbiamo prendere atto del modificarsi delle condizioni climatiche. Anche la West Nile prima non c’era. Oggi bisogna tener conto anche di questo». Proseguono intanto le indagini nelle zone confinanti. «Non è escluso che tutte le torri di raffreddamento dell’area si possano trovare in questa situazione - ha spiegato Gallera -. Estenderemo l’indagine ai Comuni interessati dai casi di polmonite per capire se anche altre aziende hanno dato un potenziale “contributo” alla contaminazione». Questo spiegherebbe perchè l’epidemia continua: ieri sono stati diagnosticati altri 23 casi. «Entro fine anno - è la promessa dell’assessore - approveremo in Giunta regionale un provvedimento per censire tutte le torri di raffreddamento in Lombardia e stabilire norme puntuali per la loro periodica sanificazione e controllo, mettendo in condizione l’Ats di comminare sanzioni in caso di mancata ottemperanza». Ad oggi, infatti, ci sono solo linee guida, ma nessuna funzione prescrittiva sulla manutenzione delle torri di raffreddamento. Manca anche un censimento preciso. «Useremo anche gli elicotteri per capire dove sono collocate». SULLA SCORTA dei risultati dell’attività ispettiva i sindaci di Montichiari, Calvisano e Carpenedolo firmeranno un’ordinanza urgente per imporre le opere di sanificazione delle aziende dei loro territori. «Il personale del Psal, Servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro, ha visitato alcune aziende interessate per capire se era stata fatta una valutazione del rischio ed effettuati gli autocontrolli - ha sottolineato Carmelo Scarcella, direttore generale dell’Ats di Brescia -. Dobbiamo garantire innanzi tutto la tutela dei lavoratori. Abbiamo chiesto i dati ai Comuni e all’aeroporto militare di Ghedi, che dispone di centraline di rilevamento meteo, per stabilire se alla fine di agosto si siano verificati eventi atmosferici particolari. L’analisi di questi dati sarà fondamentale per capire se le emissioni delle torri di raffreddamento possono avere assunto direzioni compatibili con i venti». Le persone risultate finora positive alla legionella sono 42, meno di un decimo dei 405 casi di polmonite batterica registrati dall’inizio dell’emergenza che ha provocato 3 decessi. «I casi di legionella potrebbero essere molti di più», ha ammesso Gallera. Un motivo in più per non abbassare la guardia. •

Cinzia Reboni
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