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martedì, 12 dicembre 2017

Dai roccoli allo zoo impagliato
Cacciatore recidivo nei guai

L’incredibile collezione illegale di uccelli impagliati trovata a Leno (BATCH)

In collina fanno strage di balie nere in migrazione; in pianura collezionano cannaiole e gruccioni. I bracconieri bresciani non si fanno mancare nulla neanche ad agosto, e a volte, la scoperta di un sito di trappolaggio è solo il primo gradino di un pozzo senza fondo di illegalità.

COME quello individuato venerdì a Leno, a partire da due campi di mais attorno alla cascina Pozzuolo usati per nascondere altrettanti roccoli abusivi: gli impianti erano formati da sette reti da 15 metri l’una ed erano entrambi dotati di richiami elettroacustici, ma i 10 uccelli protetti vivi e morti scoperti tra le maglie (cannaiole e cannareccioni) erano soltanto il preludio a una scoperta ancor più sorprendente. Se ne sono resi conto i carabinieri forestali di Vobarno, Gavardo e Brescia protagonisti dell’appostamento, dell’individuazione dell’uccellatore fermato sulle reti e del mega sequestro successivo. La flagranza di reato ha spianato la strada alla successiva perquisizione di due cascine e di una casa nel centro di Leno di proprietà di un cacciatore 63enne al quale la licenza di caccia era appena stata riconsegnata dopo una sospensione per via dei reati venatori commessi in passato e che venerdì ha incassato la terza denuncia della sua «carriera».

Difficile condensare in poche righe tutti gli illeciti riscontrati durante i controlli, il più clamoroso dei quali è rappresentato dalla scoperta (e dal sequestro) di 109 uccelli imbalsamati, tutti protetti e in alcuni casi compresi nell’allegato A della Convenzione di Washington sulle specie animali e vegetali a rischio di estinzione (Cites). Nell’elenco aironi, uccelli artici come il labbo, strolaghe, oche collorosso, ibis, beccacce di mare e molto altro, frutto forse delle trasferte di caccia del 63enne. Per non farsi mancare niente, il cacciatore aveva collezionato anche stelle marine, coralli e molluschi tutelati dalla Cites. E nel congelatore nascondeva tra le altre cose una volpoca (un anatide protetto), un gruccione, un merlo acquaiolo e decine di piccoli insettivori tutelati.

Con cosa realizzava le stragi? Con le reti e i fonofil dei due roccoli smantellati, ma anche con gabbie trappola e «sep». E poi con le armi. Con un fucile lasciato in una delle due cascine (per il quale ha rimediato anche l’accusa di omessa custodia), con 61 proiettili da caccia a palla unica e con 2.083 pezzi a munizione spezzata non denunciati.

NELL’ARSENALE del cacciatore refrattario alle regole anche una pistola ad aria compressa che ha causato altri guai: gli era stata prestata da un amico ex armaiolo, e controllando anche la casa di quest’ ultimo, i carabinieri forestali hanno scoperto 5 fucili da caccia non dichiarati insieme a 100 munizioni a palla unica e alla mancata consegna del registro delle armi alla Questura che avrebbe dovuto avvenire anni fa, con la chiusura dell’attività. P.BAL.