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27.07.2018

Sulle tracce concrete di re Desiderio

Una porzione del nuovo scavo archeologico di Leno
Una porzione del nuovo scavo archeologico di Leno

Se sia l’ipotetica residenza lenese del re longobardo Desiderio non lo si può dire, ma è certo che i resti di un edificio di oltre 200 metri quadri (che potrebbero in realtà essere 500) costruito in pietra e databile tra il VII e l’inizio dell’VIII secolo fanno sognare chi in queste settimane ha lavorato a Leno. LA SCOPERTA è avvenuta proprio nell’ultima campagna di scavi, appena conclusa, sull’area del monastero benedettino fondato da Desiderio; scavi che confermano il sito archeologico bresciano tra i più importanti a livello internazionale. «Dopo le ricerche del quadriennio 2014-2017, che hanno rilevato nella zona Nord strutture connesse all’antico monastero e che raccontano la relazione dell’abbazia benedettina con l’abitato circostante - ricorda Fabio Saggioro, docente dell’Università di Verona responsabile dell’indagine iniziata nel 2014 sotto la direzione della Sovrintendenza di Brescia - quest’anno abbiamo insistito su una porzione di terreno dalla quale sono emerse strutture antecedenti l’abbazia, che sembrano legarsi all’antico cenobio e condizionare l’origine stessa del monastero». «Il ritrovamento straordinario di un grande edificio in pietra, unico in tutta Italia per quel periodo - prosegue l’esperto - racchiude in sé una storia ancora tutta da capire, ma che ci fa ipotizzare che la struttura possa arrivare a estendersi per oltre 500 metri quadri. Una costruzione di ottima qualità certamente appartenuta a una famiglia d’alto rango: in un periodo storico in cui la totalità degli edifici era costruito con materiale ligneo, il ritrovamento di una struttura in ciottoli e laterizi legati con malta e terra è una scoperta eccezionale». «Le suggestioni provenienti dal sito di villa Badia sono uniche - ha aggiunto Angelo Baronio, coordinatore scientifico del Dominato Leonense -. Da una parte abbiamo le fonti archeologiche, come la tomba dipinta trovata nel corso degli scavi del primi anni del 2000 e le fondamenta di questo palatium che la campagna di ricerca ci sta restituendo; dall’altra le fonti storiche raccontano del palazzo di re Desiderio e della figura di Radoni, protagonista delle vicende del regno ai tempi di Grimoaldo. Informazioni da studiare, ma che permettono di ipotizzare la presenza qui di personaggi di rilievo. Nessuna ipotesi, nemmeno la più suggestiva è da scartare». Vittorio Biemmi, presidente della Fondazione, ha confermato intanto la volontà di continuare a sostenere i programmi avviati per completare la prospezione dell’area, che riserva ogni anno sorprese presto oggetto di una pubblicazione. Infine, il cantiere è stato visitato da Stefano Bruno Galli, assessore regionale alla Cultura, che ha espresso il proprio apprezzamento garantendo il sostegno della Regione anche per i programmi futuri. •

Milena Moneta
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