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28.04.2018

Una merenda d’autore all’ombra della storia

Il pasticciere lenese Filippo Fiorini
Il pasticciere lenese Filippo Fiorini

Molto tempo fa vagheggiava di baciare bocche «nel sapore di crema e cioccolatte». Un sogno messo in poesia da Guido Gozzano, «innamorato di tutte le signore / che mangiano le paste nelle confetterie». Le discendenti (e i discendenti) di quelle signore sono invitate oggi a ritrovarsi per una pausa dolce che rende omaggio al passato e guarda al futuro, nella storica pasticceria Lodigiani di Leno, in via Dante 13, pronta a rinascere dopo anni di chiusura. L’HA RILEVATA per farla rivivere Filippo Fiorini, un neo imprenditore del piacere gastronomico classe ’92 che, avviato in origine a una carriera di geometra, ha preferito altre costruzioni: strutture cremose con inserti croccanti o di gelatine alla frutta, eleganti decorazioni con glassa a specchio o riccioli finissimi di cioccolato. Invece di seguire le orme del padre, infatti, ha lasciato presto il corso tecnico dedicato a topografia ed estimo per diplomarsi in una scuola alberghiera e poi girare l’Italia in lungo e in largo, da Porto Cervo alla Valle d’Aosta, da Roma a Milano, sempre in locali super stellati dove ha «imparato a trattare con rispetto le materie prime, ottenendo sempre il massimo da ogni preparazione». Fatta la necessaria esperienza ha maturato il tempo per il ritorno a casa e per l’avvio di una grande avventura: un tentativo di tenere viva la tradizione (anche grazie alla cornice storica del suo locale) rinnovandola con tocchi di modernità e con materie prima di alta qualità (farine italiane macinate a pietra, cioccolato belga, pistacchi di Bronte, nocciole Igp piemontesi e burro di Normandia). «DALLE MERENDE che facevo da mia nonna ai nuovi gusti con originali abbinamenti, fino ai prodotti biologici - anticipa il pasticciere pronto all’esordio casalingo - tutto sarà servito in un ambiente confortevole in cui venire a rilassarsi». E in cui, per dirla ancora con le parole di Gozzano, dominare «i vassoi/ con le pupille ghiotte». •

Milena Moneta
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