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sabato, 17 novembre 2018

A Manerbio la partita si gioca sui servizi

Una poltrona per quattro. A Manerbio la corsa alla fascia di sindaco è molto affollata. Il sindaco uscente Samuele Alghisi, 47 anni, va a caccia del bis con il «Patto civico» appoggiato dal Partito Democratico. La lista «Uniti per Manerbio» è guidata dal 37enne Federico Mosca, avvocato. La Lega corre da sola con il 62enne Ferruccio Casaro, geometra e capogruppo del Carroccio in Consiglio comunale, mentre il 33enne Alberto Caldera, operaio ed esponente di Forza Nuova, è in corsa con la lista «Italia agli italiani». Ma quale sarà il primo provvedimento o la prima opera che i candidati contano di promuovere, in caso di elezione? «In realtà - risponde Samuele Alghisi -, sono molti. Il primo riguarda la richiesta di chiusura del piano di riequilibrio, la deliberazione degli atti per il progetto del nuovo centro polifunzionale nell’ex bocciodromo, la pianificazione del bando mense, la strutturazione del percorso di fusione delle due municipalizzate rimanenti per mettere definitivamente in sicurezza i posti di lavoro dei dipendenti». Per Federico Mosca «il primo provvedimento riguarderà il varo di un progetto concreto e credibile volto alla riapertura del bocciodromo e della piscina comunale e relativo centro tennis, che versano da tempo in una condizione di chiusura e abbandono. Lo ritengo un segnale importante nei confronti della comunità, a testimonianza della volontà di ripresa dopo lo stallo degli ultimi anni». Ferruccio Casaro precisa che «se la cittadinanza ci darà il consenso necessario per essere eletti, la priorità sarà quella di rivedere i contratti per i servizi (rifiuti, illuminazione) in modo da renderli adatti alle vere esigenze dei cittadini ed ottimizzare il costo in funzione ai servizi erogati». Per Alberto Caldera «a Manerbio ci sono tre grossi problemi da risolvere, oltre all’enorme debito dell’ente: l’area Marzotto, la manutenzione del solarium delle piscine comunali e il bocciodromo. Sotto elezioni è apparso il nuovo progetto dell’attuale Amministrazione per quanto riguarda il bocciodromo; in data 14 maggio è stata deliberata la spesa per la manutenzione delle piscine comunali chiuse per il secondo anno di fila e, quindi, resterebbe solo la zona della cittadella tessile da risolvere, ma in quel caso non dipende dall’Amministrazione. Come prima cosa appena insediati in Giunta vorremmo cambiare il regolamento comunale: inasprimento delle sanzioni amministrative per chi sporca e sputa per terra, l'eventuale confisca delle somme indebitamente raccolte e il divieto di accattonaggio in modo tale da rendere la cittadina più sicura, più appetibile per nuovi imprenditori e commercianti, togliendo fondi alle mafie africane per il commercio dei nuovi schiavi». Il tema dell’acqua, con il percorso per la gestione del ciclo idrico attraverso Acque Bresciane, è al centro di un rovente dibattito e di un referendum. Sul tema, Alghisi parte da una precisazione: «Il referendum finanziato con circa un milione di euro su proposta di 55 sindaci, non è sulla proprietà dell’acqua, ma sulla natura della società che dovrà gestire acquedotti, depuratori e fognature. Il tema è complesso, e non si risolverà a breve. I Comuni bresciani hanno optato per un soggetto a maggioranza pubblica con partner privato. In generale la gestione dei servizi andrebbe mantenuta in ambito pubblico, ma il problema riguarda il finanziamento di un miliardo e 400 milioni di euro per le opere necessarie». Anche Federico Mosca sottolinea che «il tema del dibattito non verte sulla proprietà dell'acqua, che è pubblica e tale è destinata a rimanere. La riflessione riguarda, piuttosto, il tema della gestione delle reti idriche. In questo senso l'indicatore di riferimento non può essere riconducibile alla scelta tra pubblico e privato, quanto ad un più oggettivo parametro di efficienza gestionale. Poiché la gestione delle reti idriche presuppone elevati livelli di investimento, riteniamo che l'affidamento ad una gestione mista tra pubblico e privato, a maggioranza pubblica, possa costituire la sintesi ideale fra il carattere pubblico del servizio offerto e l'efficienza gestionale tipica dell'operatore privato. In tal senso riteniamo di condividere il parere concorde già espresso dalla maggioranza dei Comuni bresciani». Di parere diametralmente opposto gli altri due candidati. «La gestione dell’acqua pubblica deve restare pubblica, così come da volontà referendaria e popolare, mai attuata e presa in considerazione - sottolinea Caldera -. In un consiglio comunale, se non ricordo male, non fu neanche portata alla votazione la richiesta di partecipare al nuovo referendum perché era già stato raggiunto il quorum dei Comuni. Una scelta “strana“, con nessuna presa di posizione vera e netta da parte dell’attuale Amministrazione su un problema così delicato». «Il servizio idrico integrato (distribuzione dell’acqua e gestione della fognatura), fiore all’occhiello del nostro Comune per molti anni, è stato svenduto dall’Amministrazione di centrosinistra, che ci ha preceduto, senza avere contrattualizzato la cessione - rimarca Ferruccio Casaro -. Ora il colosso di gestione A2A, appoggiato all’ambito provinciale (Ato) non vuole riconoscere ciò che ai manerbiesi è stato tolto. Una volta eletto sindaco, l’azione che intraprenderò sarà quella di poter nuovamente disporre del patrimonio sottratto, facendolo tornare al Comune in modo che la gestione diretta sia economicamente valida sia per il cittadino che per la società. Il valore referendario espresso dalla popolazione nel 2011 deve essere attuato». Infine, l’area dismessa della Marzotto: come si esce dallo stallo? «Una domanda fatta apposta per il nostro rivale? - è il dubbio di Caldera -. Un’area privata così grande non può seguire le normali regole di mercato, ed essendo nel centro cittadino è sia un bene che un male per eventuali progetti futuri. Con la crisi del 2008 mai veramente superata, investimenti faraonici sono svaniti da anni. Come Amministrazione comunale noi ci proponiamo di vigilare sulle proposte che verranno presentate dall’attuale proprietà o da nuovi investitori, cercando anche alternative. Anziché cercare un progetto unico, la nostra idea è quella dei piccoli passi, piccoli progetti che rendano di volta in volta l’area appetibile, con costi non esagerati e che possano essere alla portata di imprenditori di medie dimensioni, con costi di smaltimento dell’amianto e progettazione più «umani». In questo modo, anziché avere un solo progetto gigantesco, ce ne potrebbero essere di più e contemporaneamente». «Occorre precisare che l’area Marzotto è e resta di proprietà privata - spiega Casaro -. La progettualità che comprende tutto il comparto deve essere redatta dal proprietario, mentre l’Amministrazione comunale deve tener conto dei bisogni della collettività nel pieno rispetto del progetto presentato. Come per ogni imprenditore che vuole investire nella nostra comunità, avrà pieno sostegno ed appoggio dalla nuova Amministrazione senza rinunciare al coordinamento della progettualità con il tessuto urbano esistente». Mosca punta sul coinvolgimento di «energie e risorse finanziarie che credono nel futuro di Manerbio. In una città storicamente vocata ai servizi, l'obiettivo per l'area Marzotto sarà la sua trasformazione in un centro di eccellenza territoriale con una nuova casa di riposo, nuova farmacia, poliambulatori, una cittadella della salute con servizi post-degenza in sinergia con il nostro ospedale. Un ulteriore utilizzo dell'area sarà con iniziative di housing sociale. Una "città nella città" in cui il verde pubblico attrezzato farà da cerniera con l'esistente, in particolare con l'oratorio». «Dallo stallo in realtà si è già usciti - precisa il sindaco uscente Samuele Alghisi -. Dopo la variazione delle regole sull’area, che permettono più interventi attuativi, la bonifica a stralci e il dimezzamento degli oneri urbanistici. Attualmente sono in atto trattative tra privati per l’edificazione di circa 2500 metri quadrati. Inoltre, la concessione alla proprietà di un’area destinata a servizi permette in prospettiva di ospitare nuove attività sociosanitarie come naturale prosecuzione di quelle offerte dalla Casa di riposo». • © RIPRODUZIONE RISERVATA