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giovedì, 20 settembre 2018

L’ex «Marzotto» dal degrado a cuore del paese

Il cancello sbarrato con i segnali di pericolo: il lanificio attende la bonifica SERVIZIO FOTOLIVE/FILIPPO VENEZIALa portineria sembra reduce da un bombardamento: eppure fino al 2003 l’azienda funzionava a pieno regimeFOTOLIVE/FILIPPO VENEZIA

Dalla cittadella sociale alla «città fantasma», il passo è stato lento, ma inesorabile. Lo stabilimento Marzotto è un relitto industriale che, nonostante i costanti interventi di manutenzione, scivola sul piano inclinato del degrado. La portineria ha l’aspetto della carcassa annerita di un edificio in zona di guerra, non c’è un solo vetro intatto nella foresteria, mentre nel piazzale ad ogni scroscio di pioggia si forma una piccola laguna. Il posteggio delle biciclette utilizzate negli anni d’oro del lanificio dalle operaie ricorda molto una giungla. ALL’INTERNO dello stabilimento lo scenario è, se possibile, ancor più desolante: tetti dei capannoni bucati, profonde rughe nel piazzale. Sono passati 15 anni dalla chiusura della fabbrica simbolo di Manerbio, eppure sembrano trascorse ere geologiche. Lasciato deserto, fatalmente lo stabilimento deteriora più rapidamente. La riconversione non è mai decollata, zavorrata prima dalla crisi immobiliare e poi da un progetto che si è dibattuto in anguste gabbie urbanistiche. Ora, però, si apre uno spiraglio: la seconda vita della Marzotto sembra dietro l’angolo. Il sindaco Samuele Alghisi conferma che ci sono delle trattative in corso, «ma al momento sarebbe prematuro e indelicato anticiparne il contenuto». Non si vogliono insomma creare false aspettative, soprattutto in un momento delicato come quello che precede le elezioni amministrative. Su una cosa però il primo cittadino è certo. «Non sappiamo quando inizierà la rinascita del comparto, siamo sicuri però del come - spiega Samuele Alghisi -. Nel senso che il perimetro urbanistico definito dalla nostra Amministrazione comunale garantirà una riconversione organica e soprattutto in sintonia con il contesto architettonico del resto del paese». Gestire il futuro di un sito di 100 mila metri quadri incastonato nel cuore del centro urbano, una sorta di paese nel paese, è del resto un’operazione complessa. La chiave di volta per rendere sostenibile il mega investimento sarà una suddivisione in comparti del sito che potranno ospitare con la massima flessibilità abitazioni, spazi commerciali, uffici e «cellule» produttive a impatto zero come aziende di artigianato creativo o tipico. Gli investitori avranno sconfinati margini di manovra e, come unico vincolo, il divieto di insediare attività ad alto impatto ambientale. LA PARTENZA dei vari lotti potrà essere anche progressiva, ma non sarà uno spezzatino disordinato. Ogni passo dovrà fare riferimento a un progetto globale. «Riteniamo che l’Amministrazione civica abbia creato le migliori condizioni per trasformare l’ex Marzotto da problema a grande opportunità di sviluppo del paese», afferma Samuele Alghisi. Il volàno dell’ operazione potrebbe essere proprio il comparto residenziale. «Contrariamente a quanto si pensa, a Manerbio c’è ancora bisogno di case - osserva il sindaco -, e nel lanificio dismesso ci sarà la possibilità di mettere a punto innovativi modelli architettonici, così da innalzare l’appeal sul mercato delle proposte residenziali. Come amministratore auspico che nella riconversione trovi spazio anche un nucleo di edilizia convenzionata». Al netto dei vincoli della Soprintendenza, insomma, chi decidesse di costruirsi la casa nella ex Marzotto potrebbe davvero realizzare un’abitazione su misura con il valore aggiunto di trovarsi in pieno centro. Il «satellite» di Manerbio graviterà attorno a una piazza a forma ovoidale capace di coniugare dal punto di vista architettonico passato e futuro. Altro punto focale della futura cittadella sarà un maxi parco. Tra le potenziali opere che i privati dovranno impegnarsi a realizzare a scomputo degli oneri, figura ancora una struttura socio-assistenziale, ma più che una nuova Casa di riposo sembra rafforzarsi l’idea di un complesso di alloggi protetti per anziani autosufficienti, peraltro previsti dalla riforma regionale. Un altro tassello per trasformare la città fantasma nella cittadella sociale del Terzo millennio. • © RIPRODUZIONE RISERVATA