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19.10.2017

Arpa allarga le braccia: il tanfo è un mistero

A poco più di un anno di distanza dall'ondata di tanfo che ha provocato malori tra insegnanti e alunni della scuola elementare «Papa Giovanni XXIII», le conclusioni di Arpa in seguito al monitoraggio della qualità dell'aria di Vighizzolo sono alquanto deludenti.

SE NEL FRATTEMPO i carabinieri hanno individuato una delle fonti dei disagi in un’azienda locale, il bersaglio grosso rimane nascosto e l’Arpa non può far altro che metterlo nero su bianco. L’Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente aveva dislocato 13 centraline nella cittadina della Bassa, in seguito alla forte puzza registrata in particolar modo la frazione di Vighizzolo. «L'indagine non ha mostrato particolari criticità ambientali - ha scritto nelle conclusioni Arpa - anche se è utile ribadire che la metodologia utilizzata non era focalizzata tanto alla valutazione del disagio olfattivo quanto all'individuazione della presenza di sostanze traccianti riconducibili a particolari attività o di molecole presenti in concentrazione utile ad essere raffrontate con riferimenti sanitari».

Il monitoraggio, che è stato condotto dai primi di novembre 2016 fino alla conclusione di marzo 2017, ha visto il posizionamento di 13 «nasi elettronici» in un raggio territoriale di 11 chilometri quadrati. La maggior parte dei rilevatori è stata installata a Vighizzolo ed il baricentro dell'operazione è stato individuato di fronte la scuola primaria «Papa Giovanni XXIII». Le altre centraline, invece, sono state posizionate tra via Bassa, via Ceruti, comparto discariche Gedit, Systema, A2A, a sud-ovest di Vezzola, in altre zone della frazione e di fronte al Comune di Montichiari. In un contesto del genere, però, Arpa ha sottolineato che «il periodo indagato è quello nel quale si ha la minore dispersione di inquinanti legata alla presenza di temperature che riducono il fenomeno». In più, l'Agenzia regionale per l'ambiente ha aggiunto che «prima della fine del 2016 le ditte del comparto discariche hanno comunicato di aver messo in atto modifiche impiantistiche indirizzate al superamento delle importanti criticità riscontrate nelle visite ispettive di Arpa».

Inoltre, per avere un monitoraggio più completo, Arpa ha richiesto al Comune le segnalazioni di odori raccolti dal municipio con l'ausilio della Polizia locale e della piattaforma virtuale «Q-Cumber», oltre alle comunicazioni degli spandimenti avvenuti nell'arco temporale della rilevazione. Nonostante ciò, i dati riscontrati dalle centraline sono «bassi ed in generale inferiori al limite di quantificazione strumentale». Tra i parametri finiti sotto la lente di ingrandimento di Arpa, soltanto nell'ammoniaca e nell'acetaldeide sono stati rivenuti, seppur in alcuni casi, valori di concentrazione superiori alla soglia olfattiva del parametro. Insomma, conclude Arpa «il confronto dei risultati analitici con i dati disponibili non ha fatto emergere elementi di criticità ambientale». Nei 140 giorni di monitoraggio di Arpa, in conclusione, non è stata individuata nessuna sorgente del tanfo. Un risultato che non si discosta molto dalla relazione, consegnata in Comune, dallo studio «Algebra» che è costata alle casse comunali circa 30 mila euro.

Valerio Morabito
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