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martedì, 25 settembre 2018

Centraline e dighe più avare: in pianura il Chiese scompare

L’aspetto deprimente del Chiese sul territorio di MontichiariA Carpenedolo il fiume Chiese sembra un ricordo

La battaglia sul livello minimo vitale del Chiese sembra finita in archivio. «Merito» del no opposto dalla maggior parte dei Comuni coinvolti alla petizione degli Amici della Terra di Valsabbia e lago d’Idro, e anche di un’estate abbastanza piovosa che ha messo in secondo piano il tema che fino a qualche mese fa aveva animato il confronto politico. Nel frattempo le derivazioni idroelettriche e l’irrigazione vecchia maniera del mais, con una enorme dispersione idrica, non si sono fermate, e la situazione di secca del fiume è sotto gli occhi di tutti nel suo tratto di pianura. I Comuni in cui il fenomeno, deprimente, è più evidente sono Montichiari - all’altezza del ponte di Bogosotto la piena dell’ultima primavera sembra un lontano ricordo -, e Calvisano, dove in diversi tratti si fa fatica a trovare acqua che non sia stagnante. La situazione non è comunque migliore a Carpenedolo e a Visano. Uno stato di cose che turba i sonni dei principali sfruttatori della risorsa idrica, gli agricoltori, pronti a lanciare l’allarme attraverso Confagricoltura. Durante una recente riunione nel Consorzio Chiese è stato ricordato che dal 10 agosto i bacini idroelettrici montani stanno trattenendo grosse quantità di acqua, e che da oggi dovrebbero essere messe in atto ulteriori riduzioni delle portate derivate. Una situazione tesa e peggiorata dalla presenza di tante centraline idroelettriche lungo il Chiese, che provocano più di un mal di pancia sia tra gli ambientalisti, sia tra gli stessi agricoltori, apparentemente legati, almeno per una volta, da una battaglia. NON È un segreto che è sempre più difficile mantenere il deflusso minimo vitale a causa dell’eccessiva presenza di derivazioni idroelettriche: da quando è entrata in funzione anche quella di Calvisano si è arrivati a un affollamento incredibile: un impianto ogni cinque chilometri. Nel Bresciano l’acqua sparisce, mentre in Trentino succedono cose strane: la società Hydro Dolomiti energia, che proprio sul Chiese gestisce dighe e centraline e che è appena passata sotto il controllo della Fedaia holdings sarl con sede in Lussemburgo, ha chiesto di aumentare il deflusso minimo vitale, ma il ministero dell’Ambiente ha risposto no. •