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09.09.2017

«Mafia, nessuno è al sicuro
E il Nord resta terreno fertile»

Il generale Angiolo Pellegrini
Il generale Angiolo Pellegrini

«Il Nord è da anni terreno fertile per le infiltrazioni della ndrangheta. Ogni trama del tessuto economico e finanziario del territorio è terra fertile per la criminalità organizzata». Il generale dei carabinieri Angiolo Pellegrini affresca così il nuovo volto della mafia, mettendo in guardia anche Brescia. Il comandante della sezione antimafia di Palermo dal 1981 al 1985, uomo di fiducia del pool e di Giovanni Falcone, ha ricostruito l’offensiva della criminalità organizzata al Settentrione nelle 300 pagine del libro «Noi, gli uomini di Falcone. La guerra che ci impedirono di vincere» che verrà presentato questo pomeriggio alle 18 nella sala consiliare di Montichiari. «L’Operazione Olimpia che sublima l’attività dei primi anni Novanta dalla Direzione investigativa antimafia di Reggio Calabria è uno strumento strategico per combattere la ’ndrangheta di oggi», spiega a Bresciaoggi Pellegrini soprannominato «il mastino» o «Billy the kid» che con la sua opera svela anche i «contatti tra mafia, nord Italia e delle collusioni con la massoneria». Il libro racchiude uno spaccato delicato e doloroso della storia contemporanea italiana. Il generale Pellegrini ha vissuto fianco a fianco di Rocco Chinnici e Giovanni Falcone. Nel suo libro trovano spazio fasi cruciali della battaglia alla mafia come l’interrogatorio a Masino Buscetta, primo grande pentito che portò al maxi-processo di Palermo nel 1986. «Falcone era una persona di una grande onestà intellettuale - ricorda Pellegrini -. Spesso alle 6 lo trovavo già nel suo ufficio ed aveva un grande coraggio, dimostrato durante l'istruttoria del maxi-processo quando decise di rinviare a giudizio per falsa testimonianza un pentito e prosciogliere alcuni politici. Lo fece perché il suo obiettivo era sconfiggere davvero la mafia e non certo fare carriera politica. L'ultima volta che ho visto Giovanni Falcone è stato dopo l'omicidio Scopelliti. Era preoccupato, ma non rassegnato». Da allora lo spettro della criminalità organizzata ha cambiato pelle, mimetizzandosi. «Può sembrare un paradosso, ma oggi come in passato dimostrare che la mafia esiste è la cosa più difficile - rimarca il generale -: eppure la commistione tra politica, imprenditoria e famiglie criminali che aveva il suo emblema nei fratelli Nino e Ignazio Salvo, non è stata smantellata. Oggi semmai - conclude Pellegrini -, la mafia sta cercando di tornare alle sue origini silenziose, vuole cancellare il periodo di Totò Riina e nel legame con politica e imprenditoria non c'è più il contatto diretto tra le parti. Bensì ci sono degli intermediari che spesso sono rappresentati delle lobby di potere». V.MOR.

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