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04.02.2018

Nessun colpevole dopo 18 anni per l’esplosione alla Finchimica

L’intervento dei Vigili del Fuoco all’interno dell’azienda chimica  di Manerbio teatro dell’esplosione
L’intervento dei Vigili del Fuoco all’interno dell’azienda chimica di Manerbio teatro dell’esplosione

Non ci sono colpevoli per l’esplosione dell’impianto della Finchimica che la notte del 19 febbraio 2000 fece tremare Manerbio gettando nel panico la popolazione residente nella periferia est del paese. Ribaltando la sentenza pronunciata dieci anni fa, la Corte di Appello ha assolto le cinque persone, tra manager e progettisti, condannate in primo grado a pene variabili tra un anno e 18 mesi di reclusione. Nella notte di 18 anni fa si sfiorò la tragedia: il boato provocato dallo scoppio del reattore dove veniva prodotto il Pendimenthalin, diserbante selettivo, fu avvertito a chilometri di distanza. Per dare un’idea della potenza della deflagrazione basta dire che i pezzi del coperchio del miscelatore delle sostanze furono ritrovati a un chilometro di distanza dal perimetro della fabbrica. ALLA FINE si contarono solo due feriti lievi tra gli operai delle squadre aziendali antincendio che con il decisivo supporto dei Vigili del fuoco evitarono che le fiamme raggiungessero una cisterna di idrogeno. Nell’atmosfera venne rilasciata una nube di acido nitrico. Le sostanze tossiche disperse nell’ambiente provocarono l’inquinamento di corsi d’acqua e terreni. Quel disastro colposo, seguendo le norme di sicurezza, si sarebbe potuto evitare secondo il giudice Lucilla Raffaelli che in primo grado condannò cinque dei sette imputati accogliendo la tesi del pm Antonio Chiappani che durante la requisitoria sottolineò: «Hanno scelto di operare in condizioni di non sicurezza. Hanno accettato il rischio di esplosione: nessun dubbio sulla responsabilità dei dirigenti». Dubbi che ha evidentemente avuto invece il giudice d’appello che ha assolto Giorgio Ciotti, direttore dello stabilimento, Giuseppe Villanti tecnico del laboratorio di ricerca e Giuseppe Rizzi responsabile dell’impianto per non aver commesso il fatto. Il giudice ha invece stabilito il non luogo a procedere perchè il reato è estinto per prescrizione per Luciano Spera, membro del Consiglio di amministrazione della Finchimica all’epoca dell’incidente. Dal processo è uscito il progettista Paolo Bortolini, deceduto prima del giudizio di secondo grado. LA SENTENZA ha fatto decadere ogni obbligo di risarcimento per Rizzi, Ciotti, Villanti e Bortolini rinviando tutto ai tribunali civili. Dieci anni fa il giudice aveva riconosciuto tra l’altro una provvisionale di 50 mila euro al Comune di Manerbio. Luciano Spera dovrà farsi carico delle spese legali delle parti civili quantificate in poco meno di 5 mila euro. Bisognerà attendere le motivazioni della sentenza che saranno depositate tra 60 giorni, per comprendere perchè le conclusioni del processo di primo grado siano state rivoltate. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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