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17.02.2017

Pioggia di firme per rilanciare l’ospedale

Il futuro dell’ospedale di Asola mobilita anche i bresciani
Il futuro dell’ospedale di Asola mobilita anche i bresciani

È una mobilitazione in buona parte anche bresciana quella che ruota attorno al rischio di declassamento strisciante dell’ospedale (mantovano) di Asola. Una mobilitazione che ha già portato alla raccolta di 7.500 le firme da parte del comitato «Pro ospedale», che ormai da settimane sta chiedendo ai cittadini del Mantovano e della Bassa bresciana di mettere nero su bianco i propri dati anagrafici per «sbloccare i lavori di ristrutturazione e ammodernamento e impedire il progressivo smembramento di alcuni reparti».

L’obiettivo è di raccogliere entro la fine di febbraio 15 mila sottoscrizioni, e considerando la velocità con cui il numero delle adesioni sta crescendo c’è da pensare che questo traguardo verrà anche superato nell’arco di qualche giorno. La situazione? «Dopo il nulla osta della Sovrintendenza delle provincie di Cremona, Lodi e Mantova e la conferma del mantenimento dello stanziamento dei fondi per il completamento dell’ospedale, la gente si aspetta una rapida conclusione dei lavori e un ripristino delle funzionalità di una struttura nella quale nel 2016 hanno partorito più di 500 donne, il cui Pronto soccorso ha erogato più di 23.700 prestazioni e che ha registrato 961 uscite tra ambulanza e auto medica», puntualizza dal comitato asolano Laura Galliera.

«ABBIAMO già chiesto a Infrastrutture lombarde i documenti relativi ai progetti esecutivi dei lavori», aggiunge l’esponente del gruppo. Il punto critico è rappresentato dal blocco dei lavori, che impedisce di offrire alcuni servizi rilevanti per i pazienti e che di fatto finisce per depotenziare ulteriormente alcuni reparti. Un problema assistenziale che la zona a cavallo tra Mantova e Brescia non può permettersi, visto che dal punto di vista geografico la struttura si trova «al centro della nuova Ats Val Padana, ed è l’unica pubblica nel raggio di 30 chilometri al servizio di oltre 20 comuni per un bacino di circa 90 mila utenti, ai quali deve garantire un servizio 24 ore su 24».

A proposito di geografia, la vicinanza ha spinto diversi comuni della Bassa ad appoggiare pubblicamente il comitato sostenendo la raccolta firme. Hanno già deliberato l’adesione le amministrazioni di Acquafredda, Fiesse, Gambara, Isorella e Remedello che per questo hanno messo a disposizione l’Urp (l’Ufficio Relazioni con il pubblico) per la raccolta delle sottoscrizioni.

Non è il confine, dunque, a fare la differenza in questo contesto. L’ospedale di Asola è considerato un bene comune; e come potrebbe essere altrimenti, visto che molti cittadini residenti della Bassa orientale sono nati qui?

Valerio Morabito
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