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23.01.2019

Shoah, l’abbraccio
ai salvatori
dopo 80 anni

Le sorelle Silbermann: a letto la più anziana, Berta, ora scomparsa
Le sorelle Silbermann: a letto la più anziana, Berta, ora scomparsa

Una «Giornata della Memoria» speciale quest’anno per le sorelle Silbermann, che tornano a Brescia e nella Bassa dove, tra Borgo San Giacomo, Acqualunga, Orzinuovi, vennero accolte, nascoste e salvate dalla persecuzione nazifascista. Rovistando tra archivi e documenti e facendo riaffiorare ricordi, Andrea Andrico, storico dell’Anpi di Borgo San Giacomo, ha ricostruito la vicenda della famiglia ebrea di Abram Silbermann, passato dalla Polonia in Germania, prima di trasferirsi a Milano, nel 1938, l’anno in cui in Italia venivano promulgate le leggi razziali.

L’8 OTTOBRE 1941 Abram viene destinato al confino coatto a Borgo San Giacomo, dove giunge con la moglie Debora Schaffer e le 4 figlie, Berta, la maggiore, di 13 anni; Elena, di 9; Mina, di 8 e la piccola Goldy, di 5 anni. «Alloggiavano all’albergo Aquila d’Oro, sotto la vigilanza del regime, che nel febbraio 1942 dispose, come per gli altri confinati in tutta Italia, il ritiro del passaporto, per impedire tentativi di allontanamento - racconta Andrico -. Dal maggio 1942, i Silbermann saranno inviati nei locali dell’ex municipio di Acqualunga. Nella frazione troveranno in modo particolare la solidarietà di Angelo Migliorati, contadino di grande umanità e generosità, e del parroco don Giovita Beschi, che li aiutarono a sopravvivere alla miseria». Dopo l’8 settembre 1943 le condizioni degli ebrei in Italia diventano più difficili. Anche i Silbermann sono soggetti a restrizioni più severe. A fine novembre la situazione precipita. Urge trovare un posto sicuro dove nascondere la famiglia, ma non è facile trovare un rifugio per sei persone.

UNA SERA, grazie al maresciallo Arturo Dalle Fratte, comandante della caserma dei Carabinieri di Borgo San Giacomo, don Beschi e Migliorati vengono a sapere che il mattino seguente la famiglia ebrea verrebbe prelevata per essere deportata in Germania. In tutta fretta Migliorati sistema coniugi e figlie su un carro trainato dal suo cavallo e di notte, nella nebbia, seguendo viottoli fuori mano, in riva al fiume Oglio, porta i Silbermann da conoscenti fidati alla cascina Carossi, vicino al fiume, a nord di Orzinuovi. «Quei drammatici giorni sono ancora ricordati da alcuni anziani - annota Andrico -. La coraggiosa collaborazione del maresciallo Dalle Fratte, di Migliorati e di don Giovita contribuì a salvare sei vite». Ma non meno fondamentale fu l’aiuto che i Silbermann trovarono da famiglie nelle cascine orceane Casella, Maccagnini, Corradini, che fornirono un nascondiglio sicuro a papà, mamma e bambine, separate perché sarebbe stato troppo pericoloso tenere tutta insieme la famiglia. Nella primavera del 1944 la Resistenza bresciana riesce a far espatriare in Svizzera Abram e la moglie Debora mentre le figlie vengono portate a Brescia su un carro del latte e nascoste nel convento delle suore Orsoline, in via Bassiche. Rimasero con le religiose fino all’inizio del 1945, quando la Resistenza, affrontando una trasferta pericolosissima, riuscì a portarle in salvo in Svizzera, dove Berta, Elena, Mina e Goldy poterono riabbracciare i genitori. Dopo la guerra i Silbermann si trasferirono per qualche anno in Germania, a Francoforte, prima di stabilirsi definitivamente negli Usa, tranne Berta, venuta sposa a Milano, dove è deceduta un anno fa. La storia è raccontata nel libro «The four of us», scritto nel 2008, da Goldy Hess Silbermann, la più piccola della famiglia, che vive a New York. Accompagnate da Andrea Andrico, le sorelle Elena, Mina, Goldy Silbermann racconteranno la loro fuga dalla follia nazifascista, sabato 26, alle 10, nell’auditorium della Cassa Rurale e Artigiana, a Borgo San Giacomo, e lunedì 28, alle 10, dalle Orsoline dell’Istituto Santa Maria degli Angeli, in via Bassiche, a Brescia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Riccardo Caffi
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