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12.02.2019

Skyline in dismissione La torre dell’acquedotto rischia l’abbattimento

La torre dell’acquedotto
La torre dell’acquedotto

Se avesse dimensioni meno importanti probabilmente sarebbe già scomparsa. Ma fortunatamente per l’archeologia industriale, l’ormai inutile torre-serbatoio dell’acquedotto di Borgo San Giacomo è di grandi dimensioni, ed è ancora al suo posto. Dopo mezzo secolo di servizio, l’imponente serbatoio sostenuto da tralicci ricoperti da mattoni a vista è stato dismesso, e l’amministrazione guidata dal sindaco Giuseppe Lama si sta chiedendo cosa farne. Potrebbe essere demolito, lasciando libera e a disposizione del Comune l’area su cui sorge; oppure conservato come un monumento. «Prima di prendere una decisione abbiamo raccolto alcuni preventivi - informa il sindaco -. Se opteremo per la ristrutturazione totale ci costerà 70 mila euro, mentre la completa demolizione costa circa 180 mila». Eretta a metà degli anni ’60, quando anche qui iniziava l’espansione edilizia con le prime case popolari, la torre dell’acquedotto aveva segnato il tramonto della civiltà contadina sostituita dall’industrializzazione. L’imponente serbatoio e i tubi sotterranei che alimentava avevano di anno in anno soppiantato le antiche pompe a mano, che pescavano l’acqua di falda sottostante i vecchi cortili, garantendo alle abitazioni che gradualmente venivano allacciate pubblica una distribuzione uniforme dell’acqua, costantemente controllata per garantirne la potabilità. Oggi le potenti pompe attivate alla sorgente dell’acquedotto sono in grado di garantire in tutta la rete, estesa dal capoluogo fino alle frazioni, la distribuzione a pressione costante 24 ore su 24 rendendo inutile la mega cisterna sospesa e la torre che la sostiene. Così dal 2015, dopo cinquant’anni appunto, l’impianto ha smesso di funzionare. Costruito nelle vicinanze della scuola elementare, svetta a 28 metri gareggiando, in altezza, anche se ovviamente non per la bellezza delle linee architettoniche, con il campanile della chiesa parrocchiale. «TENENDO conto dei costi di ristrutturazione, senza avere a oggi qualche ipotesi sostenibile per un diverso utilizzo o destinazione della torre, la commissione Urbanistica, quasi all’unanimità, è del parere di procedere alla demolizione - aggiunge Lama -, anche perché ci sarebbe il rischio di trovarci, magari fra 20 anni, nella stessa situazione». La questione è stata portata all’attenzione del consiglio comunale, e anche l’assemblea sposa la demolizione. Una scelta che sarebbe favorita anche dall’accordo tra Comune e Acque Bresciane: l’ex AOB2 si farebbe carico dell’intervento chiedendo al Comune una partecipazione per 60 mila euro.

R.C.
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