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09.09.2018

Strage di anatre a Carpenedolo L’ombra dell’influenza aviaria

Gli ultimi volatili agonizzanti sono stati trovati ieri mattina  La moria degli anatidi della Fossa Magna è iniziata nei giorni scorsi Nessun esemplare si è salvatoTorna il fantasma dell’aviaria
Gli ultimi volatili agonizzanti sono stati trovati ieri mattina La moria degli anatidi della Fossa Magna è iniziata nei giorni scorsi Nessun esemplare si è salvatoTorna il fantasma dell’aviaria

Valerio Morabito L’ombra dell’influenza aviaria si allunga sulla morìa di anatidi della Fossa Magna di Carpenedolo. La colonia di anatre e oche ospitate attorno il canale lasciato a secco da anni per motivi igienico sanitari, è stata sterminata. In un primo tempo si era pensato ad un avvelenamento provocato da qualche irresponsabile, ma ora prende forma il sospetto che sia stato il virus ad uccidere i volatili. Gli ultimi sono stati trovati agonizzanti ieri mattina da Vincenzo Bosio, il proprietario della torrefazione che si affaccia sulla fossa. Il numero delle carcasse individuate fin’ora supera la ventina, ma si tratta della punta di un iceberg. Anatre e oche erano state «adottate» dai residenti dell’area attorno alla Fossa Magna che provvedevano ad alimentarle. Il titolare della torrefazione ha contattato Polizia locale e autorità sanitarie fin dalle prime morti, ma le carcasse sono state rimosse solo 24 ore dopo l’allarme. I residenti puntano il dito contro i presunti ritardi nella mobilitazione. AL NETTO DEL DISPIACERE di aver visto soffrire e morire i volatili capaci di resistere persino al prosciugamento della Fossa Magna, la moria alimenta preoccupazione sul fronte sanitario e veterinario. Saranno gli accertamenti a stabilire se le anatre e le oche sono morte a causa di esche avvelenate - in zona erano stati ritrovati in passato dei blocchetti di una sostanza granulare blu -, o se sono state vittime del virus dell’aviaria che si trasmette soprattutto dagli uccelli migratori agli anatidi stanziali. Se il sospetto fosse confermato, per gli avicoltori della Bassa tornerebbe l’incubo. L’EPIDEMIA VIRUS H5N6 deflagrata tra la fine del 2017 e la primavera di quest’anno ha costretto ad abbattere 1 milione e mezzo di volatili tra tacchini, polli e galline e alla distruzione oltre 1,7 milioni di uova. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Valerio Morabito
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