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02.03.2018

La discarica di
amianto affossata
per sempre

L'ex cava Aquilini a Travagliato  non diventerà una discarica
L'ex cava Aquilini a Travagliato non diventerà una discarica

Stavolta la discarica è davvero morta e sepolta. La doppia vittoria davanti al Tar incassata dal Comune di Travagliato assistito dall’avvocato Domenico Bezzi allontana in modo definitivo lo spettro che la cava dismessa Aquilini fosse trasformata in un sudario di rifiuti all’amianto e spiana la strada verso il varo di un parco pubblico. In due procedimenti diversi, i giudici amministrativi hanno accolto il ricorso dell’esecutivo guidato dal sindaco Renato Pasinetti annullando il parere favorevole di compatibilità ambientale concesso alla discarica dalla Regione e respinto la richiesta dei proprietari dell’ex bacino di scavo di revocare gli espropri. «I due pronunciamenti mettono la parola fine a un estenuante braccio di ferro rafforzando la strategia di tutela dell’ambiente messa in campo dalle amministrazioni che si sono succedute alla guida del paese - osserva Pasinetti -. L’ipotesi di discarica era tuttavia già stata affossata dagli espropri». Dieci anni fa, l’Amministrazione comunale all’epoca guidata dal sindaco Daniele Dante Buizza aveva cambiato la destinazione urbanistica dell’area diventata di interesse pubblico in vista della creazione del parco. Contestualmente, non trovando l’accordo con i proprietari, il Comune aveva avviato la procedura di esproprio: l’iter intrapreso dall’ente locale aveva superato indenne due ricorsi al Tar, ma la procedura di Autorizzazione integrata ambientale promossa dalla società Cerca ha proseguito il suo iter riuscendo persino ad incassare l’«ok» dalla Regione. La possibilità di aprire la discarica destinata a smaltire 467 mila metri cubi di rifiuti in 5 anni, nell’ex cava Aquilini in località Madonna Valverde è rimasta ipoteticamente aperta. Il Tar mette ora la pietra tombale sul progetto. Nella sentenza con cui viene annullato il decreto di compatibilità ambientale, i giudici riconoscono tutti i fattori di criticità del progetto e certificano la valenza ecologica del sito. «PUR RIBADENDO che un bosco non può costituire un ostacolo alla creazione di una discarica - si legge nel pronunciamento del Tar -, occorre tenere conto che nell’area verde di oltre 6 ettari è stata censita la presenza di alcune coppie di averla piccola, una specie di uccello protetto dalla Unione europea». Un passeriforme in forte diminuzione ha insomma contributo a dare la spallata decisiva al progetto già minato dal parere negativo della Ats che aveva sottolineato l’eccessiva vicinanza agli insediamenti civili e le ripercussioni sotto il profilo della salubrità dell’ambiente e dell’incremento di polveri e rumori per il maggior traffico veicolare, oltre all’impatto pregiudizievole «cumulativo» delle tre discariche già esistenti nella zona. Dopo dodici anni si chiude dunque una vertenza che aveva mobilitato il territorio anche attraverso una petizione no-discarica sottoscritta da 3.700 cittadini. •

Cinzia Reboni
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