Questo sito web utilizza i cookie anche di profilazione al fine di migliorarne la fruibilità. Continuando ad usufruire di questo sito, l'utente acconsente ed accetta l'uso dei cookie. Informazioni
giovedì, 14 dicembre 2017

Venti euro per 18 ore
di lavoro: chiusa la
fabbrica degli schiavi

Il capannone nella zona artigianale di Remedello è sotto sequestro La fabbrica clandestina è stata scoperta durante un pattugliamento (BATCH)

Valerio Morabito

Confezionavano biancheria intima di lusso in cambio di una paga da Terzo mondo: diciotto ore di lavoro al giorno venivano retribuite 20 euro. È qualcosa di molto simile a una forma di schiavitù quella portata alla luce dall’indagine dei carabinieri di Isorella che hanno scoperto una fabbrica-lager a Remedello. L’irruzione compiuta con il supporto del nucleo ispettorato del lavoro dell'Arma, è scattato l’altro pomeriggio. In un capannone di mille metri quadri 13 operai erano costretti a lavorare e vivere in condizioni disumane.

GLI OPERAI, tutti di nazionalità cinese ad eccezione di una ucraina, per non destare sospetto erano costretti alla segregazione: mangiavano e dormivano in condizioni igieniche a dir poco precarie in giacigli di fortuna ricavati fra le macchine da cucire. Stando alle indagini condotte dai carabinieri guidati dal comandante di stazione maresciallo maggiore Giampaolo Cetti, la fabbrica era operativa da un mese. Nel corso di alcuni pattugliamenti, i carabinieri sono stati insospettivi dalle luci che filtravano dal capannone a notte inoltrata. I turni erano infatti a ciclo continuo, 24 ore su 24: la titolare dell’azienda aveva ottenuto delle maxi commesse in sub fornitura da case di moda italiane di prestigio, ovviamente all’oscuro che dietro il partner si nascondesse un giro di manodopera in nero. A tirare le fila della fabbrica c’era una cinese di 30 anni che aveva regolarmente affittato il capannone di proprietà di un società immobiliare. Per dare un’idea del giro di affari del laboratorio tessile clandestino basta osservare al termine del blitz e del sequestro del capannone, fra prodotti finiti, materia prima e macchinari sono stati posti sotto sequestro beni per oltre 2 milioni di euro. La titolare della ditta è stata arrestata e al momento si trova ai domiciliari nella sua abitazione di Remedello, mentre il socio cinese 38enne anche lui residente nel paese della Bassa, è stato denunciato. La coppia di imprenditori orientali deve rispondere anche del reato di favoreggiamento della clandestinità. Ben 9 operai sono risultati irregolari e tre di loro (due cinesi e l’ucraina) sono state trasferite al Cie di Roma. Invece gli altri 6 cinesi hanno tempo 7 giorni per abbandonare i confini italiani.

L’Ats di Montichiari e l'ufficio tecnico comunale, stanno verificando ora eventuali abusi edilizi all’interno del capannone dove, come detto erano state costruite delle unità abitative, in cui è stato messo in dubbio anche il rispetto delle norme in materia di igiene e sicurezza del lavoro. Ora il materiale contabile e finanziario finirà sotto la lente della Guardia di finanza per stabilire eventuali violazioni fiscali o responsabilità dei committenti.