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17.05.2018

A Brescia hanno
chiesto asilo in
quasi 3000

Il prefetto Annunziato Vardè durante l’incontro al Gambara
Il prefetto Annunziato Vardè durante l’incontro al Gambara

Sono 2790 i richiedenti asilo presenti nel sistema di accoglienza bresciano, secondo i dati aggiornati al 30 aprile 2018 illustrati dal prefetto di Brescia Annunziato Vardé agli studenti del liceo Gambara. Il prefetto era ospite ieri mattina nel contesto del progetto europeo “Erasmus Plus - A favore e contro la cultura dell’accoglienza. Perché i nostri Paesi operano in modo così diverso con i rifugiati?”, ideato dalla docente di tedesco del liceo Marzia Vacchelli, insieme ad un gruppo di colleghi tedeschi, lituani e polacchi, che intende analizzare la cultura dell’accoglienza nei quattro Paesi. Dopo i saluti del preside Giovanni Spinelli e del dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale, Giuseppe Bonelli, il prefetto ha tenuto agli studenti una lezione, con tanto di dati: «Al 30 aprile 2018 sono presenti in Italia 171mila 378 migranti in accoglienza, distribuiti su tutte le regioni in proporzione alla popolazione. La Lombardia è in testa alla classifica, poiché ospita il 14 per cento del totale, seguita da Campania, Lazio e Sicilia col 9 per cento». Il prefetto ha spiegato ai ragazzi che la normativa prevede che i richiedenti siano inseriti nel sistema degli Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati ) gestito dai Comuni, ma «non è sufficiente per tutti, quindi gli altri vengono accolti nelle strutture temporanee reperite dai Prefetti. I migranti richiedenti asilo in provincia di Brescia attualmente sono 2790, in diminuzione rispetto ai 2941 dello scorso anno».

UNA VOLTA nelle strutture occorre verificare se queste persone hanno i requisiti per godere del diritto di asilo garantito dalla nostra Costituzione: un compito affidato alle commissioni territoriali che in Italia sono 40 e Brescia è sede di una di queste. Ma prima di riferire i dati dell’attività della Commissione bresciana il prefetto ha chiarito il funzionamento del sistema della presentazione della domanda, regolato da accordi europei e nello specifico dagli accordi di Dublino. La normativa impone al migrante di presentare la domanda di protezione internazionale «nel primo paese nel quale giunge e qui emerge la prima criticità del sistema europeo: la stragrande maggioranza dei migranti che giungono in Italia, non vuole restare nel nostro Paese, che considera di passaggio, ma intende raggiungere in genere Paesi del nord Europa dove, spesso, possono contare su familiari o persone conosciute che potrebbero favorire il loro inserimento lavorativo. Questa norma glielo impedisce. Tocca quindi obbligatoriamente all’Italia valutare i presupposti per accogliere, eventualmente, la richiesta di protezione internazionale di chi sbarca nel nostro Paese e, nelle more di una decisione definitiva, assicurare l’accoglienza».

LA VALUTAZIONE, come detto, è a carico delle commissioni territoriali che possono riconoscere o negare la richiesta. «Nel caso in cui non ci fossero gli elementi per riconoscere lo status di rifugiato può essere riconosciuta la protezione sussidiaria – ha spiegato il prefetto – o una terza forma che è la protezione umanitaria; il parametro, in questi casi, è costituito dagli obblighi derivanti dalle convenzioni internazionali (in particolare dalla convenzione europea dei diritti umani) circa le conseguenze che subirebbe lo straniero nel caso di rimpatrio». Le percentuali dei dinieghi sono alte, sia a livello nazionale sia bresciano: la commissione locale, istituita nel 2015, nel 2017 ha respinto il 52,6 per cento, percentuale salita al 53,8 nei primi mesi di quest’anno. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Irene Panighetti
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