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13.09.2017

A processo per
intervento al
seno: tutti assolti

Il processo penale si è concluso con l’assoluzione degli imputati
Il processo penale si è concluso con l’assoluzione degli imputati

Dagli interventi al seno all'infezione che aveva poi reso necessario il ricovero all’ospedale Civile per l'espianto delle protesi.

È il calvario attraverso il quale è passata una donna che nel 2012 si era rivolta a una clinica privata e che nel 2014, dopo due operazioni, aveva sporto querela nei confronti di due chirurghi estetici e un infermiere. Una vicenda finita poi nelle aule del tribunale – con un processo per il reato di lesioni gravi e dolose - e conclusa ieri con una sentenza di assoluzione per tutti gli imputati.

La presidente della seconda sezione penale Anna Di Martino, dopo due ore in camera di consiglio si è pronunciata nei confronti del direttore della struttura privata, Riccardo Amalfi, del medico chirurgo, Maurizio Toniolo e dell'infermiere Giancarlo Rebessi. Non si sarebbe stata alcuna lesione gravissima ai danni della paziente per l'inserimento delle protesi che poi le avevano causato l'infezione. La presidente non ha quindi accolto le richieste del pm Mauro Leo Tenaglia che aveva chiesto due anni di reclusione per il direttore sanitario e due anni e tre mesi per il chirurgo e l'infermiere.

Imputati assolti, quindi; c'è stata però la condanna a un'ammenda di 500 euro nei confronti di Toniolo per il reato di falso relativo a un certificato.

LA DONNA NEL 2011 si era rivolta a una clinica privata di Brescia (oggi non più in attività) per un primo intervento al seno. Nel 2012, volendo intervenire nuovamente, era stata indirizzata in una struttura di Calcinato dove però in seguito all'intervento aveva iniziato a manifestare dei disturbi. Nel 2013, infine, l'infezione e il ricovero al Civile per l'asportazione delle protesi. La paziente aveva poi deciso di sporgere querela, sulla cui tempistica, però, si è focalizzato il processo, tanto è vero che le difese degli imputati – Simone Seno, Stefano Tegon e Margherita Corrini - avevano chiesto l'assoluzione per la tardività della querela di parte, notificata il 4 marzo 2014 (la donna era stata dimessa dal Civile nel maggio 2013) nel caso fosse stata riscontrata la colpa lieve, ed escludendo di fatto il dolo.

A fine luglio la presidente Di Martino, proprio per chiarire il punto, aveva disposto di sentire nuovamente tre testimoni. Ieri in aula sono quindi stati convocati il medico curante della donna, il chirurgo del Civile che ha espiantato le protesi e il consulente di parte civile. Dopo due ore di camera di consiglio è arrivato il verdetto con la derubricazione del reato in lesioni colpose.

Il legale della donna, l’avvocato Pietro Paolo Pettenadu, ha annunciato che eserciterà nei confronti dei professionisti l’azione civile.P.BUI.

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