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20.04.2017

A2A, ecco
i bresciani
per il Cda

Maria Chiara Franceschetti
Maria Chiara Franceschetti

Nel rebus delle nomine ora tutti i tasselli sono a posto. Ieri anche la Loggia ha presentato la lista dei propri rappresentanti nella governance della società partecipata. Rispetto a quanto scritto nei giorni scorsi, le scelte finali che ha fatto Emilio Del Bono ricalcano quello schema, ma non completamente. Giovanni Valotti era scontato: deve fare il presidente per il secondo mandato e Milano è d’accordo: entrambi i soci pubblici convengono nel giudicare il suo operato più che positivo. Valotti è, in questa tornata, di nomina bresciana, e Del Bono lo ha ovviamente indicato tra i suoi.

Così come ha confermato Giovanni Comboni, che da vicepresidente scala a semplice consigliere, ma non poteva essere altrimenti visto che per stavolta tocca a Milano quella carica. Il posto dell’opposizione lo prende Maria Chiara Franceschetti, imprenditrice alla guida di Gefran, lo perde Fausto Di Mezza: ma così ha voluto Forza Italia, anche se non tutta Forza Italia. Restava da assegnare la quarta casella: quella occupata da Elisabetta Ceretti nel cda uscente. La riconferma della docente di Ingegneria sembrava certa, almeno fino a quando Di Mezza è rimasto il cavallo dell’opposizione. Invece, spuntando Franceschetti, una donna, Del Bono si è trovato coperto dal lato delle quote rosa, e ha fatto un’altra scelta.

HA SCELTO Norberto Rosini che dopo sei anni di A2A sembrava sul punto di saltare un giro o uscire di scena: era stato nel Consiglio di sorveglianza a guida Tarantini come rappresentante dell’opposizione di centrosinistra, poi nell’era Valotti nominato dal sindaco di Brescia nel collegio sindacale. Ora dopo ruoli di controllo amministrativo e contabile, eccolo nella gestione. Un commercialista, targato Partito Democratico, area renziana. Di lui si è anche parlato di recente come un possibile candidato al prossimo Parlamento. Ma ora torna nel board della utility, confermandosi come l’uomo del Pd per la società quotata. E per questo, oltre al sindaco, paradossalmente deve ringraziare Forza Italia che scegliendo Franceschetti ha creato le condizioni per il suo rientro.

In parte per volontà, in parte per necessità, ma la componente bresciana nel Consiglio di amministrazione è cambiata più di quanto ci si aspettasse. Considerando le lodi che la Loggia ha sempre riservato al lavoro svolto soprattutto dal presidente e dall’amministratore delegato (il confermato Valerio Camerano), ma anche da tutta la governance. Ciò nonostante, sono usciti in tre: oltre ai citati Ceretti e Di Mezza, anche Antonio Bonomo, dirigente di lungo corso, prima Asm poi A2A, un tecnico che pare avviato a ricoprire un ruolo in Lgh o forse in A2A Ambiente. Il sindaco ha anche indicato il proprio rappresentante per il collegio dei sindaci: Chiara Sigala.

INTANTO, come scritto nei giorni scorsi, indicare un nome a Del Bono non è stata operazione indolore per Forza Italia. Il prezzo è stato una frattura che non coincide perfettamente con il confine tra partito e gruppo consiliare, ma è scomposta. Si sarebbe trattato di un nome calato dall’alto, quello di Maria Chiara Franceschetti. Un nome gradito all’’Aib e a Mariastella Gelmini, e che la coordinatrice regionale avrebbe fatto piovere sugli organismi locali del partito, sparigliando l’alternativa tra Fausto Di Mezza e la commercialista gardesana Elisabetta Bombana su cui stavano lavorando. Su Di Mezza sono rimasti a far quadrato Mattia Margaroli, Adriano Paroli, Giorgio Maione, Paola Vilardi e Margherita Peroni, costretti però alla fine ad allinearsi al diktat gelminiano diventato linea di partito.

Eugenio Barboglio
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