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12.10.2017

Accusato dalla figlia
di abusi: per il
tribunale è innocente

I difensori del 36enne ieri scagionato dalle accuse, gli avvocati Maria Elena Poli ed Enrico Cortesi
I difensori del 36enne ieri scagionato dalle accuse, gli avvocati Maria Elena Poli ed Enrico Cortesi

È tornato libero dopo aver passato un anno ai domiciliari, ma soprattutto pulito da un'accusa pesante: quella di aver abusato sessualmente della figlia, minorenne al tempo dei fatti. Il pm, al termine della requisitoria, aveva chiesto otto anni e sei mesi di carcere. La presidente della prima sezione penale in composizione collegiale, Maria Chiara Minazzato, non solo non ha accolto la richiesta, ma ha assolto il 36enne, allenatore di una squadra di calcio, «perché il fatto non sussiste». Assolto anche dall'accusa di maltrattamenti.

LA SENTENZA è stata letta ieri alle 17 alla presenza dell'imputato – ora uomo libero - e della ragazza che, nel frattempo, ha compiuto 18 anni e che, alla luce di come è terminato il processo di primo grado, non è stata ritenuta credibile. Alla lettura della sentenza il 36enne si è lasciato andare a una profonda emozione e si è stretto negli abbracci di alcuni familiari presenti. Non ha voluto rilasciare dichiarazioni alla stampa, si è limitato a chiedere ai suoi difensori, gli avvocati Enrico Cortesi del Foro di Bergamo e Maria Elena Poli del Foro di Brescia: «Sono libero?».

Il procedimento giudiziario era nato in seguito a un tema della ragazza nel quale, in terza persona, raccontava di una violenza subita dal padre, sollevando i sospetti e la preoccupazione della sua insegnante di italiano.

Convocata dai magistrati la ragazzina aveva inizialmente negato le accuse, poi aveva ritrattato, dichiarando di aver subito abusi dal padre per circa quattro anni e che nessuno in famiglia se ne era accorto. Versione a cui né la mamma né la nonna hanno mai creduto. L'inchiesta era quindi entrata nel vivo, la giovane trasferita in una struttura protetta, il padre arrestato e successivamente posto ai domiciliari. Ieri in aula c'erano tutti e due, apparentemente estranei. Nell'uomo ora resta l'amarezza e il dolore per quelle accuse che, udienza dopo udienza, ha sentito ripetere in aula. Ciò nonostante, riferiscono i suoi legali, si è detto pronto a perdonare la figlia. Per conoscere le motivazioni della sentenza bisognerà attendere settanta giorni, quel che è emerso nel corso del processo e sul quale i difensori si sono soffermati anche ieri, è il rapporto «conflittuale tra la ragazza e il papà, dovuto a vari motivi: al riconoscimento della paternità arrivato tardi, alle critiche che lui le faceva per il modo in cui giocava a calcio (sport condiviso da entrambi), ai rimproveri perché fumava...». La giovane potrebbe aver agito per vendetta; l'avvocato Poli parla di «rancori pregressi e problematiche legate alla patologia di cui soffre la ragazza», elementi che «hanno portato alla decisione del tribunale». Il collega Cortesi sottolinea: «Credevamo alle parole del cliente e sapevamo di poter dimostrare la sua estraneità ai fatti. Non è stato facile. È una grande vittoria, ci abbiamo sperato fin dall'inizio» e aggiunge: «la ragazza non ha avuto il papà che voleva e lui stesso ha ammesso di aver avuto molte mancanze, ma non è una ragione sufficiente per arrivare a tanto».

NEL CORSO del processo sono stati sentiti: l’insegnante d’italiano della giovane, la tutor scolastica, una compagna di squadra, il direttore sportivo e una compagna di scuola.

Il giudice aveva disposto una perizia psichiatrica sulla giovane, e il verdetto era stato «disturbo borderline della personalità». Da lì era emerso quindi che la figlia avrebbe potuto testimoniare in tribunale, ma le sue dichiarazioni avrebbero dovuto «essere valutate attentamente».

Il pm nella requisitoria di ieri, ha definito la testimonianza della giovane «lucida, senza sbavature» e ha sottolineato che «fin dalla seconda media la ragazza aveva raccontato le molestie subite a una sua amica d’infanzia», confessandosi anche con altre persone. Nulla di vero, invece, per la presidente Minazzato che ha assolto il padre dalle gravi accuse e lo ha rimesso in libertà.

Paola Buizza
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