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12.09.2018

Ai cacciatori licenze
più brevi: «Sarà una
seccatura in più»

Marco Bruni, Federcaccia
Marco Bruni, Federcaccia

Qualche cambiamento, ma non una rivoluzione. Il decreto legislativo 104, freschissimo di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, recepisce la Direttiva europea sulle armi ma non crea scompiglio. Nè al Banco nazionale di prova di Gardone Valtrompia, né tra i cacciatori di Federcaccia. Sarebbe stato interessante capire come la prendono i produttori bresciani di armi da fuoco, ma la novità è fresca, il dibattito solo all’inizio. Il presidente del Banco di prova, Aldo Rebecchi tralascia il resto e si appunta sulla novità del controllo delle armi ad aria compressa, unico punto che può creargli qualche problema. Fino a ieri il controllo di quel tipo di arma era in capo al ministero degli Interni. Ora devono occuparsene a Gardone Valtrompia. «È UN PO’ IMPROPRIO affidarci un nuovo incarico senza darci un euro in più - commenta Rebecchi -: non vogliamo caricare il costo di queste prove sul resto dell’attività, ma a fine anno il bilancio deve quadrare». Vero è che non è un compito gravoso. Il presidente spiega che a Gardone già si facevano verifiche sulle armi sotto i 7.5 joule, ma «facevamo prove di potenza a campione – spiega - e alla fine certificavamo il modello. Ora apprendiamo dal decreto che è diventato un altro vero e proprio compito». «In ogni caso ci stiamo attrezzando - aggiunge -. Nelle prossime ore avrò un incontro al Ministero con il responsabile e ci confronteremo, perché neanche loro erano a conoscenza della novità». Intanto, Rebecchi nota segnali positivi in arrivo dal settore, e questo forse conta anche di più: «I dati di agosto dicono che riduciamo le perdite dei mesi precedenti, eravamo in calo di circa il 12 per cento e siamo scesi all’8 – sottolinea -. Se ottobre e novembre andranno bene, forse non raggiungeremo il pareggio ma ci andremo vicini». Anche tra i cacciatori il Decreto legislativo 104 passa quasi senza colpo ferire. IL PRESIDENTE provinciale di Federcaccia, Marco Bruni, parla di «seccatura in più», quando pensa alla durata delle licenze ridotta da sei a cinque anni, ma non si dispera. Un grosso respiro di sollievo, invece, lo tira quando scopre che nel testo non si fa cenno al consenso scritto del coniuge e dei figli maggiorenni per poter esercitare l’attività venatoria. Tra il serio e il faceto, «evitiamo qualche ricatto familiare», dice. Anche le visite mediche «pare possano ricominciare a farle i medici militari – precisa – e possiamo evitare liste d’attesa anche di cinque mesi all’Asl, come accade a volte a Gardone Valtrompia, anche se i medici ci aiutano e dedicano giornate solo ai cacciatori». E NON È BANALE nemmeno che «in caso di riabilitazione dopo una condanna - aggiunge - le Questure possono sempre rifiutare il porto d’arma, ma ora dovranno motivarlo». Per il resto, non ci sono altre scosse o novità a suscitare l’interesse delle doppiette: «Per noi cambiano poche cose – ammette Bruni -: la Direttiva europea è nata per limitare l’uso delle armi da guerra, visto che fino a oggi erano in vendita anche Kalashnikov con il meccanismo di sparo modificato, ma non è una questione che ci coinvolga più di tanto». A parte il piccolo «passo indietro» dai 6 ai 5 anni, insomma, niente di che. Almeno per i cacciatori. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mimmo Varone
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