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18.09.2018

Alcol, il flirt dei
giovani col killer
silenzioso

Il consumo di alcol è diffuso tra i ragazzi inconsapevoli dei rischi per la propria salute
Il consumo di alcol è diffuso tra i ragazzi inconsapevoli dei rischi per la propria salute

Si chiama «binge drinking», letteralmente «abbuffata alcolica». È il fenomeno per cui, soprattutto i giovani, vogliono deliberatamente perdere il controllo e lasciare i freni inibitori in modo rapido. L’Osservatorio Nazionale Alcol dell'Istituto Superiore di Sanità spiega che si verifica quando si assumono in un'unica occasione oltre 6 unità alcoliche (ogni unità corrisponde a 12 grammi di alcol puro). C’è da rifletterci, visto che l’abuso di alcol oggi è la prima causa di morte nei giovani di età inferiore ai 24 anni. Non sono gli «ubriaconi» di un tempo, poveracci seduti in strada, naso rubicondo e aspetto sciatto che affogavano nell’alcol i dispiaceri di una vita, ma giovani senza distinzione di classe sociale, che trasformano l’aperitivo in un’abitudine ben più pericolosa rispetto a quella che avevano i nostri nonni quando si ritrovavano al bar per bere un bianchino in compagnia. A Brescia vanno di moda una bevanda/aperitivo su tutte, che spopola nei locali serali: il pirlo, fratello lombardo del veneto spritz ed erede nobile del più popolare bianco-sporco, con le sue sfumature rosse o aranciate a seconda della versione con Campari o Aperol e gli invitanti bicchieroni ricolmi di ghiaccio, diventa il solluchero con il quale lasciarsi la giornata alle spalle annegando i pensieri con gli amici. Eppure questo e altri cocktail, apparentemente innocui, possono dare davvero alla testa e, in alcuni casi, provocare danni. Tutto dipende da due cose, spiega il dottor Angelo Rossini, responsabile dell’Epatologia degli Spedali Civili di Brescia: la quantità assunta e la risposta personale. «Teniamo presente che l’alcol è comunque sempre alcol, sia che venga assunto come vino o cocktail colorato e invitante – spiega -. Presentare una bevanda in modo stuzzicante o pubblicizzare un aperitivo associandolo a uno stato di allegria e benessere è economicamente vantaggioso per l’industria del settore». Ma qual è la soglia oltre la quale non spingersi? «In passato si parlava di consumo sicuro, oggi si preferisce parlare di livello di rischio – ricorda Rossini -. La dose quotidiana di alcol considerata a basso rischio è di 1-3 unità alcoliche al giorno per l’uomo e di 1-2 per le donne». L’unità alcolica corrisponde a quanto contenuto in un bicchiere di vino da 125 ml o a una lattina di birra. Se si tratta di superalcolico si scende a 40 cl. In generale, dopo i 65 anni, è consigliabile limitare l’assunzione di alcolici a una sola unità. Va comunque tenuto presente che la capacità di metabolizzare l’alcol dipende da numerosi fattori: «Il sesso, la costituzione corporea, nonché le caratteristiche genetiche: alcune popolazioni, ad esempio gli indiani d’America, non sono in grado di metabolizzarlo», rivela il dottor Rossini. MA QUALI SONO le patologie epatiche dovute al consumo eccessivo? «Quando si parla di malattie dovute all’abuso di sostanze alcoliche si pensa immediatamente alla malattia epatica perché il fegato, che è la centrale metabolica del nostro organismo, è il bersaglio principale del danno alcolico - spiega il medico -. Esagerando si può incappare nella steatosi, nella steatoepatite, nella cirrosi epatica, nell’epatocarcinoma e nel- l’epatite alcolica». La steatosi epatica rappresenta la prima manifestazione del danno ed è dovuta a un accumulo di grasso nelle cellule del fegato. Continuando ad assumere alcol, all’accumulo di grasso si associa la produzione di citochine, che causano uno stato di infiammazione che determina la morte della cellula epatica. La conseguente rigenerazione cellulare e l’attivazione di cellule che producono collagene con formazione di fibrosi determinano l’insorgenza della steatoepatite. «Queste malattie, con la sospensione dell’alcol e le adeguate terapie di supporto, possono regredire completamente – sottolinea Rossini -. Il continuo consumo alcolico, invece, favorisce il progressivo accumulo di tessuto fibroso che determina un completo sovvertimento dell’architettura epatica e la comparsa di cirrosi». LA MALATTIA in questo stadio diviene irreversibile e determina un progressivo deterioramento della capacità funzionale del fegato con la comparsa di insufficienza epatica sino, nei casi più compromessi, alla morte. Nel suo decorso la cirrosi può anche essere aggravata da complicanze come la comparsa di ascite (liquido libero nella cavità addominale), gravi emorragie digestive e persino tumori del fegato. Queste patologie insorgono quando l’assunzione di alcol è massiccia e prolungata. Ma nel caso dei giovani, che spesso bevono grandi quantità in un'unica occasione, cosa può accadere? «Insorge l’epatite alcolica, che può verificarsi comunque in qualsiasi momento nel corso di abuso cronico. È dovuta alla distruzione acuta di quasi tutte le cellule epatiche – spiega il dottore -. Si tratta di una malattia molto grave e, nonostante le adeguate terapie, la mortalità stimata è del 50-70 per cento». Nel reparto del Civile di Brescia vengono ricoverati pazienti affetti da cirrosi epatica con presenza di complicanze in atto, persone affette da tumore epatico o che devono essere avviate al trapianto epatico o, ancora, con insufficienza epatica acuta di qualsiasi eziologia. «Di questi il 25 per cento ha una malattia causata esclusivamente da eccessivo consumo alcolico, anche persone che non possono essere definite etilisti. Tuttavia anche nel 40 per cento dei pazienti ricoverati per patologie di altra eziologia sono presenti segni di un eccessivo consumo alcolico che, associato ad altre cause, può aggravarne lo stato di salute». Il fegato non è l’unico bersaglio dell’abuso di alcol. Gli effetti tossici possono causare malattie del sistema nervoso, dell’apparato emopoietico, dell’apparato cardio-vascolare e del sistema riproduttivo (infertilità e impotenza). Il consumo di alcolici è associato a una maggior incidenza di tumori dell’ipofaringe, dell’esofago, dello stomaco, del colon, del pancreas e, pare, anche della mammella. L’abuso di questa sostanza è inoltre responsabile del 70 per cento degli incidenti stradali e degli infortuni sul lavoro. LA BUONA NOTIZIA è che in Italia i dati disponibili evidenziano una riduzione del consumo medio dai 10,1 litri del 1990 ai 6,1 litri pro capite del 2010. Molto meno rispetto all’Europa, continente in cui si registra il maggior consumo alcolico medio, stimato in 11 litri di alcol puro pro capite all’anno. «Questi dati valutati nel complesso sono positivi, tuttavia vi sono anche gli aspetti negativi rappresentati da un aumento nelle donne e nei giovani». Ma se rinunciare a un momento piacevole come l’aperitivo è difficile, tanto vale tener presente un paio di regole: «Numerosi studi scientifici evidenziano come il consumo di una stessa quantità di alcol sia più dannosa se effettuata lontano dai pasti. E mai assumere droghe e alcol insieme perché possono provocare insufficienza epatica spesso fatale». Se l’abuso riguarda i giovanissimi, poi, il rischio è altissimo. «L’alcol può interferire con il normale sviluppo psicofisico e sessuale pertanto è mandatorio che gli adolescenti non bevano alcolici. Contrariamente a quanto si possa pensare, l’eccessivo consumo è spesso espressione di insicurezza e scarsa fiducia in se stessi». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Michela Bono
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