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13.08.2017

«Alcool e droga, giovani senza controllo»

I controlli dei carabinieri all’esterno del Number One   FOTOLIVE
I controlli dei carabinieri all’esterno del Number One FOTOLIVE

Uno «shottino» tira l'altro, poi mettici lo spinello, magari una «pasticca» e il mix è fatto. Alcool e droghe, binomio ad alto rischio.

In provincia di Brescia sono stati più di 400 i giovani under 20 che nel 2014-2015 – ultimo dato Ats disponibile – hanno fatto uso di cannabis. Di questi, 183 minorenni. Ma il numero fa riferimento solo a coloro che sono ricorsi alle cure e non è rappresentativo del consumo effettivo.

A confermare che la cannabis è la sostanza stupefacente più abusata in Italia nella fascia d’età compresa tra i 15 e i 34 anni è anche il rapporto europeo Drugs and Drug Addiction; seguono cocaina ed Mdma. Quanto all’uso di bevande alcoliche, le prime sbronze si registrano tra studenti delle medie mentre il «binge drinking», l’assunzione smodata di alcool, è un fenomeno allarmante tra gli adolescenti. «I giovani si stordiscono per essere accettati dal gruppo, per rilassarsi, per essere meno insicuri...», riportano autorevoli studi sulle dipendenze che cercano di fotografare un disagio sociale in continua crescita. «Bevo per divertirmi e stare bene con gli amici, per piacere agli altri, per eliminare i pensieri» spiegano loro. Ragazzi e ragazze, spesso, bevono «perché così fan tutti» e assumono droghe perché sono convinti di poter smettere quando vogliono. Cercano l'indipendenza, trovano la dipendenza. Una dipendenza così mascherata e meschina che inganna. Fino a quando la serata in discoteca non degenera, concludendosi in un letto di ospedale.

È ACCADUTO al 18enne che il 5 agosto è stato ricoverato per un mix di alcool, cannabinoidi ed ecstasy dopo la serata trascorsa al Number One di Corte Franca. Per il locale, aperto dal lontano 1977, è scattato il provvedimento di chiusura da parte del questore. Quindici giorni di «silenzio» perché secondo gli inquirenti la discoteca era diventata «un punto di riferimento per persone pericolose, orbitanti nell’ambiente dello spaccio e del consumo smodato di sostanze stupefacenti e psicotrope». Un provvedimento che sta sollevando reazioni – prima fra tutte quella dei gestori del Number One che l'hanno definito “inaccettabile”, ribadendo le misure messe in campo per combattere l'uso di stupefacenti – e innescando riflessioni. «Che colpa ha la gestione del locale se dei giovani comprano la droga e poi decidono di consumarla, se hanno deciso di ubriacarsi bevendo fino al coma etilico o decidono di regolare le loro dispute amorose a suon di pugni o peggio con l'uso di armi improprie?» chiede in un comunicato Domenico Zucchi, presidente provinciale del Silb Fipe, l'associazione italiana locali da ballo. Il Silb Fipe chiede, quindi, che chi fa uso di sostanze stupefacenti o alcool fino ad arrivare al necessario intervento di personale medico, sia soggetto a una sanzione pecuniaria e obbligato a un percorso di recupero sanitario come accade a chi alla guida di un veicolo sia stato trovato in possesso di tasso alcolico eccessivo. «Non commentiamo la scelta del questore di sospendere la licenza, sicuramente dettata da una serie di indagini ineccepibili, ma non possiamo stare in silenzio di fronte a questo fatto che riguarda il mondo del pubblico spettacolo», interviene Power Emergency, la società guidata da Luca Fanti e Andrea Botti che offre alle discoteche - tra cui il Number One - un’assistenza organizzata con medici e infermieri grazie a postazioni pronte a dare soccorso a giovani che accusano malesseri. «Qual è il risvolto educativo che la questura vuole passarci?» chiede la società in un comunicato, bollando la sospensione della licenza come «non educativa, peggio ancora deleteria per quelle discoteche che nell'onestà cercano quotidianamente di ridare dignità a un mondo che spesso è colpito da un'opinione pubblica frivola e poco costruttiva». Ad auspicare una più sinergica collaborazione tra tutti gli attori che gravitano attorno al «mondo della notte» è invece Giovanni Zoccatelli, presidente della Cooperativa di Bessimo che si occupa anche di persone con problemi di dipendenza e minori in difficoltà. «Le droghe e l’alcool sono diventati merce di consumo come tanti altri prodotti, un elemento molto rischioso perché abbassa la soglia di rischio», spiega Zoccatelli, per il quale sarebbe opportuno «essere presenti come operatori all'interno dei locali ed entrare in relazione con i ragazzi, informandoli sulle sostanze che assumono. Spesso il giovane è consapevole dei rischi, ma è convinto che a lui non possa mai capitare nulla di male, di poter gestire la situazione».

«CI VORREBBE forte collaborazione con i gestori dei locali. Sarebbe opportuno aumentare le risorse a disposizione per progetti di prevenzione con operatori specializzati all’interno delle discoteche. Ovviamente non sarebbe un intervento risolutivo, ma un passo utile», fermo restando il dialogo tra giovani e genitori, che deve sempre restare aperto. «L’esperienza adolescenziale è quella in cui i giovani cercano di crearsi un loro mondo, spesso vietato agli adulti. Si formano due mondi paralleli, sarebbe ingiusto criminalizzare i genitori anche perché i giovani che eccedono con alcool e droghe spesso non provengono da famiglie problematiche. Sono figli di tutti noi», sottolinea Zoccatelli, che parla di «fenomeni sociali trasversali a qualsiasi categoria».

Paola Buizza
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