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20.09.2018

Alzheimer, con la
diagnosi precoce
cure più efficaci

Il primario  Orazio  Zanetti
Il primario Orazio Zanetti

Domani ricorre la Giornata mondiale dell’Alzheimer, un’occasione per fare il punto sui progressi della ricerca e sulle speranze di cura per i pazienti. A Brescia il centro di riferimento per una patologia che in provincia colpisce oltre 20 mila persone, è l’Irccs Fatebenefratelli di Brescia. È risaputo che la malattia di Alzheimer non coinvolge solo il singolo ma anche il nucleo famigliare poiché il malato di Alzheimer, specie nelle fasi avanzate, necessita di una continua assistenza. Sono circa 8 famiglie su 10 in Italia che preferiscono sostenere personalmente l’ammalato assumendosi integralmente i costi dei trattamenti e dedicandogli all’incirca 7 ore di assistenza diretta, ossia di pura cura, e 11 ore di sorveglianza ossia di tempo trascorso con il malato. Per alleviare il loro peso la diagnosi precoce è decisiva, un tema sul quale l’Irccs Fatebenefratelli di Brescia sta lavorando da tempo. «La diagnosi precoce deve avere la finalità di accogliere malato e famigliari nel solco di programmi di cura ed assistenza che consentano loro di sentirsi meno soli di fronte alla malattia – spiega il primario del reparto Alzheimer del Centro San Giovanni Di Dio, Orazio Zanetti -. L’enfasi sull’importanza della diagnosi è fondata anche sulla disponibilità di procedure diagnostiche che oggi sono molto affidabili e sicure. Proprio negli ultimi 10-15 anni sono stati fatti passi da gigante in questa direzione che ci consentono oggi di diagnosticare la malattia di Alzheimer alle prime avvisaglie quando ancora la persona è in possesso delle proprie facoltà, prima che la malattia sia sfociata in una demenza conclamata». Nella maggioranza dei casi, infatti, la diagnosi di questa patologia si fonda su una procedura molto semplice e poco costosa effettuabile nell’ambulatorio dello specialista geriatra, neurologo o più raramente psichiatra. Consiste in: 1) raccolta attenta della storia recente dell’ammalato (modalità d’esordio dei sintomi e loro evoluzione); 2) valutazione del livello di autonomia; 3) valutazione di alterazioni della sfera comportamentale (depressione, apatia, perdita di interessi); 4) esame fisico e neurologico; 5) esami del sangue e tomografia assiale computerizzata del capo. Grazie a questa «semplice» procedura è possibile porre una diagnosi corretta nel 90% dei casi. NELL’ARCO degli ultimi tre anni, nell’Ambulatorio Traslazionale per la Memoria dell’ Irccs Fatebenefratelli, sono stati valutati 556 pazienti. Al termine del percorso diagnostico 131 (23%) hanno ricevuto la diagnosi di Malattia di Alzheimer e sono stati posti in terapia con i farmaci disponibili (anticolinesterasici e memantina). Inoltre, alla maggior parte dei pazienti (92%) è stata proposta la partecipazione ad almeno un progetto di ricerca per la valutazione dell’efficacia di terapie innovative farmacologiche (anticorpi anti beta amiloide) e non farmacologiche (stimolazione elettrica). In occasione della giornata domani l’Irccs organizzerà una serie di appuntamenti per famiglie e operatori per comunicare questa prospettiva corretta: vedere la diagnosi, oltre che come diritto del paziente, come premessa alla costruzione di un’alleanza terapeutica tra malato, famigliari e personale sanitario.

LI.CE.
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