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17.11.2017

Amianto, 791
morti bresciani
in venti anni

Siria Garattini con Carmelo Scarcella, direttori generale e sanitario dell’Ats
Siria Garattini con Carmelo Scarcella, direttori generale e sanitario dell’Ats

Quasi ottocento morti in poco più di vent’anni. Il mesotelioma, la cui insorgenza è legata al contatto con l’amianto, non si manifesta per decenni prima di esplodere uccidendo i soggetti colpiti in meno di un anno, senza possibilità di cura. Nel bresciano, sono stati 791 i casi accertati dal 1996 al 2015, la maggior parte legati a un’attività lavorativa pregressa, quando l’amianto (fuorilegge dal 1992) era utilizzato nei processi industriali, per i tetti e in dispositivi di protezione individuale, ma anche come materiale ignifugo nelle aziende siderurgiche. Gli effetti delle prevenzione si vedranno solo nei prossimi decenni, ma un dato preoccupa: oltre il 20 per cento dei cantieri per lo smaltimento dell’amianto controllati dall’Ats bresciana hanno mostrato irregolarità.

Il dato è stato svelato in occasione di un convegno dedicato al mesotelioma in programma oggi. I casi registrati nel bresciano sono contenuti in un registro provinciale (unico presente in Italia, mentre nel frattempo sono nati registri regionali e uno nazionale) che l’Ussl 41 istituì nel 1994 e che comprende anche le segnalazioni della Valle Camonica. Il registro bresciano ha pubblicato 7 rapporti dal 2001 ad oggi: dal 1996 sono stati 791 i bresciani colpiti da mesotelioma (quasi 30 all’anno, con picco di 42 nel 2013). «Il mesotelioma è un tumore maligno che colpisce chi entra a contatto con l’amianto: anche famigliari di lavoratori sono stati contaminati, con la polvere depositata sugli abiti – ha sottolineato Carmelo Scarcella, direttore generale dell’Ats -. Il registro provinciale ha consentito un monitoraggio della malattia: ci aspettiamo una progressiva riduzione dei casi, legata alla messa al bando dell’amianto, ma vedremo gli effetti tra una ventina di anni».

I SOGGETTI più a rischio di mesotelioma oggi sono coloro che partecipano alle operazioni di bonifica di manufatti di asbesto: «La bonifica deve seguire procedure rigorose: ci sono linee guida stringenti, con modalità diverse tra la bonifica dell’amianto friabile e quello compatto», ha notato Siria Garattini, direttrice del Servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro. Tra il 2014 e il 2016, sul sistema di notifica on-line Gema, tramite la quale le imprese notificano piano di bonifica e quantitativo di amianto da smaltire, in provincia sono comparsi 9101 piani, pari a 45 mila 844 metri cubi di amianto smaltiti. Su questi cantieri, il servizio Psal ha effettuato 181 ispezioni nel 2016, e 249 fino al 30 ottobre del 2017: «Si controllano sicurezza, formazione e misure igieniche – ha spiegato Garattini -. Riscontriamo irregolarità in almeno il 20 per cento dei casi».

La sanzione massima per una singola violazione è di 7 mila euro: «la ditta diventa ad alto rischio e va ricontrollata - ha evidenziato Fabrizio Speziani, direttore sanitario dell’Ats di Brescia - al di là delle malattie professionali, fino a qualche decennio fa il rischio di mesotelioma coinvolgeva tutta la popolazione: l’amianto era usato negli impianti frenanti delle automobili».

Manuel Venturi
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