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12.09.2018

Antisismica, 59
scuole non
ancora in regola

Alla ripresa delle lezioni ci sono cinquantanove scuole bresciane che non hanno ancora aggiornato la certificazione di vulnerabilità sismica. Eppure l’adempimento era stato richiesto nel 2002, l’anno del disastroso crollo dell’edificio delle elementari in Molise costato la vita ad un’insegnante e ventisette bambini. Ora il tempo sta davvero per scadere: l’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) considerando le difficoltà riscontrate dagli enti locali per rispettare il termine previsto del 31 agosto, ha ottenuto una proroga, l’ultima, fino al 31 dicembre. I COMUNI BRESCIANI in realtà si sono mobilitati, e 22 potranno attingere al «tesoretto» che il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha messo a disposizione delle scuole italiane - per complessivi 145 milioni di euro - per effettuare la valutazione del rischio sismico e programmare interventi di adeguamento nelle scuole che si trovano all’interno delle zone 1 e 2. Il Miur ha messo a disposizione 100 milioni di euro, mentre il Dipartimento Casa Italia della Presidenza del Consiglio dei Ministri finanzierà i restanti 45 milioni. Il 20% delle risorse è stato riservato ai Comuni di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, vale a dire le regioni colpite dai terremoti del 2016 e 2017. Il contributo è stato fissato seguendo 4 criteri: l’«anzianità» degli edifici, la quota di cofinanziamento, l’appartenenza alla zona sismica 1 o 2, ed infine la tipologia costruttiva e di progettazione. Nella provincia di Brescia (che rientra nella zona 2), come detto sono state ammesse 22 richieste: l’importo complessivo richiesto è di 1.052.669 euro. Trentasette invece gli enti locali che non beneficeranno dei contributi e che dovranno utilizzare fondi propri. Nonostante siano state ammesse ai contributi più di 1.500 scuole italiane (805 quelle finanziate dal Miur, 468 da Casa Italia, 291 i contributi alle regioni terremotate), soltanto il 5% degli istituti scolastici è stato adeguato dal punto di vista sismico. L’allarme arriva da Cittadinanzattiva, che presenterà il suo rapporto a Roma il 27 settembre. E c’è di più, perché secondo i dati in mano al Miur, il 58% degli istituti non è a norma neanche per quanto riguarda la normativa antincendio. IL REPORT realizzato da Cittadinanzattiva ha preso in esame 6.556 edifici che rappresentano il 15,44% dell’intero universo della scuola italiana, fotografando una situazione in cui solo il 29% del campione ha effettuato le verifiche di vulnerabilità sismica, con punte del 2% in Calabria e del 4% in Campania. Senza parlare del collaudo statico, presente solo in una scuola su due. «Le risorse disponibili per le indagini di vulnerabilità sismica e progettazione sono 150 milioni di euro, che coprono le richieste di quasi 1.600 Comuni delle zone 1 e 2 - sottolinea il presidente dell’Associazione nazionale Comuni italiani, Antonio Decaro -, ma le domande presentare sono arrivate da quattromila Comuni. Il che significa che la maggior parte sarà costretto ad autofinanziarsi». Il presidente dell’Anci solleva anche un’altra questione: «Allo stato attuale la scadenza è al 31 dicembre 2018. Ma se il primo gennaio 2019, fatta la verifica, non ho un indice adeguato, che faccio? chiudo la scuola? Non c’è una norma che mi dice come mi devo comportare». UN QUADRO NEGATIVO evidenziato anche dalla responsabile scuola di Cittadinanzattiva, Adriana Bizzarri: «La situazione non è rassicurante. Se pensiamo che la verifica di vulnerabilità sismica è stata resa obbligatoria con un’ordinanza del 2003, più volte prorogata fino al 31 marzo 2013, e che la verifica non rendeva obbligatorio l’intervento, la situazione mostra un grave ritardo da parte degli enti che sono proprietari degli edifici scolastici, Comuni e Province». Altro capitolo quello della prevenzione incendi. Il termine per l’adeguamento alla normativa antincendio degli edifici scolastici e dei locali destinati a scuola, è slittato al 31 dicembre 2018. Questo significa che a partire dal primo gennaio 2019 le scuole saranno tenute ad esibire il certificato prevenzione incendi ma - sempre secondo i dati di Cittadinanzattiva - solo il 34% delle scuole del campione sono in possesso del «Cpi». Una percentuale che nella provincia di Brescia in realtà supera il 50%. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Cinzia Reboni
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