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12.07.2018

Avis in cerca
di nuovi donatori,
«reclutare» i giovani

Il presidente provinciale dell’Avis Gabriele Pagliarini con  Maria Paola Mostarda
Il presidente provinciale dell’Avis Gabriele Pagliarini con Maria Paola Mostarda

Il sangue non basta mai. Meglio: ne servirebbe di più, in particolare nella lunga stagione estiva, periodo in cui la raccolta conosce un calo significativo mentre la richiesta cresce sensibilmente data la spiccata vocazione turistica del nostro territorio. Questa la ragione che spinge Gabriele Pagliarini, presidente dell’Avis provinciale a lanciare un appello in più direzione. Un’invocazione di aiuto rivolta innanzitutto ai donatori avisini bresciani (quasi 34 mila), «affinché facciano spontaneamente conoscere alla propria sezione di appartenenza, una delle 102 presenti in provincia, la disponibilità al dono senza dilatare l’abituale frequenza al gesto, da compiere in una delle tredici unità di raccolta situate nel Bresciano». Una mano Pagliarini la pretende anche dalle sue sezioni, alle quali chiede di «moltiplicare gli sforzi in termini di promozione e di organizzazione» allo scopo di «raccogliere nuove adesioni e mantenere la frequenza di donazioni» di coloro che già sono parte attiva dell’associazioni. L’appello che giunge da piazzetta Avis non ha il tono dell’emergenza, poiché «riusciamo comunque, anche in questi mesi, a mantenere l’autosufficienza». Resta il fatto però che di sangue, a maggior ragione del gruppo 0 (RH positivo o negativo), c’è sempre estremo bisogno.

L’INCONTRO con la stampa offre a Pagliarini l’opportunità di segnalare alcune novità rilevanti. A cominciare dalla quasi conclusa operazione di caricamento dei database provinciali sui server regionali. Un passaggio che una volta terminato «porterà a migliori risultati in termini di gestione e alla possibilità per i donatori di recarsi in strutture che non sono le loro abituali». A ciò va aggiunto il restyling del sito di Avis e soprattutto l’imminente arrivo di un app per smartphone e tablet che consentirà ai donatori di avere un proprio profilo personale ricco di informazioni e di promemoria. Dal momento che risulta fondamentale reclutare sempre nuovi adepti, in considerazione della scarsità di scorte delle sacche e del naturale turnover di chi dona (per sopraggiunti problemi sanitari e per il superamento dei limiti di età), Avis ha pensato di dedicare i propri sforzi per allargare la platea a chi ancora il sangue non lo può versare perché minorenne. Per farlo (un massimo di quattro volte all’anno per gli uomini e di due per le donne) occorre infatti avere raggiunto la maggiore età, essere (salvo eccezioni) under 65, pesare più di cinquanta chilogrammi e ovviamente avere ricevuto riscontro positivi dai numerosi controlli di idoneità a cui si è regolarmente sottoposti. Da qui l’impegno profuso nelle scuole di ogni ordine e grado, materne comprese. Un progetto, «Piacere Avis», coordinato da Maria Paola Mostarda: «Nel corso dell’anno anno scolastico abbiamo incontrato 10.483 studenti nel corso di 344 interventi effettuati in 103 scuole ubicate in 46 diversi comuni bresciani». Una mole di lavoro enorme, accompagnata da un altissimo indice di gradimento da parte dei ragazzi, 423 dei quali si sono detti disponibili a diventare donatori o volontari Avis. Un’opera di convincimento efficace, perché «la testimonianza diretta paga e spiega il successo del progetto». Ancora più efficace se agli studenti è data la possibilità, come accaduto, di visitare la bella sede di Avis e assistere alle fasi della donazione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Mauro Zappa
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