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03.11.2017

Bacio «rubato» fra due
soldati: nuovo processo
dopo dieci anni

L’ingresso della polveriera di Ome, dove si verificarono i fatti
L’ingresso della polveriera di Ome, dove si verificarono i fatti

La vicenda del bacio «rubato» a una soldatessa dal suo superiore durante un giro di ricognizione al perimetro dell’ex polveriera di Ome è tornata ieri in tribunale, nel tentativo di capire se si sia trattato o meno di violenza sessuale. Perché è questa l'accusa che vede al banco degli imputati N.M., ai tempi sergente, che nel 2009 aveva patteggiato la pena di anno e due mesi per poi vedersi annullare il procedimento dalla Cassazione. Ne era seguito un processo in primo grado, durante il quale era stata sollevata l'eccezione del «legittimo impedimento», poiché l'imputato aveva prodotto un certificato medico dichiarando la sua assenza dall’aula per uno «stato febbrile». Ma il giudizio era stato celebrato ugualmente, terminando nel 2013 con la condanna a un anno e otto mesi. Durante l'appello, però, quel «legittimo impedimento» era stato riconosciuto. Conseguenza: condanna annullata con disposizione di un nuovo processo di primo grado.

Punto e a capo. I fatti accaduti nel 2007 sono stati ripercorsi ieri nell'udienza nel nuovo processo, il terzo sul caso.

SONO PASSATI DIECI anni, la presunta vittima ora ne ha 29, l'accusato una decina in più. Il ricordo si fa più sbiadito, ma lui continua a negare il gesto. La ragazza ha raccontato i fatti di quella giornata rispondendo alle domande del giudice Roberto Spanò, del pm e dell'avvocato difensore di N.M. «Non ricordo molto, è passato molto tempo», ha precisato la 29enne, ma l'immagine degli attimi incriminati rimangono ben stampate nella sua mente. «Stavamo facendo ispezione su un mezzo militare - ha raccontato – e all'improvviso lui mi ha detto “ti voglio baciare”. Io sono rimasta in silenzio, mi sono girata verso il finestrino e lui mi ha abbracciata e baciata sul collo. Mi stringeva e io ho cercato di liberarmi». «Probabilmente pensava che fossi interessata a lui», ha supposto «ma non era così». Perché non ha reagito? Le è stato chiesto. «Avevo 19 anni, non ho avuto la prontezza», ha spiegato la ragazza con un filo di voce, ricordando anche altre frasi di «apprezzamento» che il sergente le aveva rivolto: «Dovevo acquistare una crema in farmacia, lui mi disse che me l’avrebbe spalmata volentieri su tutto il corpo».

La ragazza era tornata in caserma, scossa, e aveva raccontato tutto a un suo superiore. La relazione aveva avviato il procedimento d’ufficio per reato militare che poi la Cassazione aveva annullato. Ma la procedibilità per il reato di violenza sessuale è proseguita dinanzi alla competente autorità giudiziaria. «Non ho dato quel bacio», ha ribadito il militare. Udienza rinviata al 20 febbraio 2018, giorno in cui arriverà la sentenza.

Paola Buizza
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