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20.01.2019

Beppe Grillo senza «confini»: quando l’insonnia genera risate

Il monologo di  Beppe Grillo ha esaltato ogni spigolatura della moderna società  FOTOLIVE/SIMONE VENEZIA
Il monologo di Beppe Grillo ha esaltato ogni spigolatura della moderna società FOTOLIVE/SIMONE VENEZIA

Comico, politico, ancora comico. Quand’è che il camaleonte assume la sua reale identità? Forse quando è davanti ad uno specchio. O su un palcoscenico. Se fino a qualche anno fa la satira pungente di Beppe Grillo colpiva i poteri forti, ora che al Governo c’è il suo partito, come la mettiamo? Non si può certo «sparare» su Di Maio - «l’ho conosciuto che aveva 18 anni, suo papà mi voleva vendere una carriola a metà prezzo» - o sul premier Giuseppe Conte, né tantomeno sul reddito di cittadinanza. «Non mi sarei mai sognato di diventare leader di un movimento che è andato al Governo. Adesso a chi rompo i coglioni? Sono in una posizione strana: il mio cervello capisce e reagisce». Ma su Matteo Salvini la battuta è pronta: «Lui è in qualsiasi posto, e ogni volta si veste da persona diversa: poliziotto, pompiere, vigile urbano. Ma chi è?» Il Grillo comico e il Grillo politico non possono convivere in un solo corpo, anche se posseduto dal sacro fuoco dell’ironia. Ma ieri sera in un Gran Teatro Morato gremitissimo, l'artista genovese ha dimostrato di trovarsi a suo agio in modalità «doctor Jekyll e mister Hyde». Perchè in fondo satira e politica sono legate da un cordone ombelicale che non può essere reciso. Perchè la lingua tagliente parlata ferisce più dei post asettici del web. E così il «padre» del M5S ha deciso di tornare sul palco. In scena soltanto un letto e lui, settantenne dallo sguardo strafottente che infila nel frullatore del politicamente scorretto un po’ di tutto: il lavoro e la disoccupazione, la robotica, l’internazionalizzazione e la globalizzazione. UN GRILLO ingarbugliato, intrecciato, irrazionale e creativo, semplicissimo oppure terribilmente complicato. C’è dentro tutto e il contrario di tutto. Sviluppa visioni asiatiche, grandi metropoli supertecnologiche, smart-cities ambientaliste, ma parla anche di vita quotidiana, dei sei figli «che ho mantenuto e fatto studiare finché ho potuto. Adesso che non guadagno più come prima, ho detto che dovevano darsi una regolata, e mentre prima non mi chiedevano mai niente adesso mi chiamano tutte le sere per sapere se a teatro c’è gente». «Insomnia» è un work in progress intimo e autentico, che inizia nel «quartieraccio» di Genova in cui è cresciuto. C’è la storia della sua vita: il porto, il papà operaio, il rapporto amoroso con il suo viziatissimo cane Yorkshire. Una vita passata «a rubare linfa vitale ai miei amici Luigi Tenco, Fabrizio De André, Gino Paoli. Le serate passate fuori, incontrando poeti e barboni, con mia madre che mi diceva “se fai tardi, fatti accompagnare a casa da Donato Bilancia, così sto tranquilla“. La mia sicurezza era nelle mani di un futuro serial killer». Parla di terza età, di sesso, di medicina, di contrasto tra mente e cervello, di democrazia, «qualcosa che si é svuotato: il 50% non va più nemmeno a votare», di infrastrutture inutili: «per arrivare qui ho fatto la BreBeMi. Quando sono entrato il casellante mi ha abbracciato e mi ha detto: “si fermi un po’ qui a tenermi compagnia”». «Non posso piacere a tutti - ammette Grillo -. Chi sono io? Dipende da come mi vedete voi: un comico o un politico? Un comico politico non potrebbe esistere, eppure l’ironia è un pilastro della vita. L’unica qualità che mi riconosco è far ridere, una dote straordinaria: per questo dovreste amarmi e pagarmi di più. Dove non c’è comicità non c’è umanità. La storia dell’uomo è fatta di amore e di umorismo. Senza amore puoi vivere, ma senza umorismo muori». La mente di Grillo va, «forse troppo veloce», tra cervello e pancia. Tra notti insonni, passate a leggere e a pensare: «Cosa fare io non lo so, ma ognuno deve cominciare a pensare cosa vuole fare della sua vita, diventare il sindaco dei suoi dieci metri quadrati». •

Cinzia Reboni
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