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11.01.2019

Bimbi morti,
le famiglie
difendono il Civile

L’ingresso pedonale storico degli Spedali Civili di Brescia
L’ingresso pedonale storico degli Spedali Civili di Brescia

Mentre la direzione degli Spedali Civili sta valutando se sporgere denuncia-querela per gli insulti social moltiplicati all’indomani della notizia delle tre morti nella terapia intensiva neonatale, il fronte dei «garantisti» si allarga e in campo sono scese pure le famiglie. Al centro della difesa il reparto guidato dal professor Gaetano Chirico. Alla campagna di discredito si erano già ribellati sul web gli infermieri e le infermiere del reparto, dichiarando il proprio orgoglio di appartenenza. «A tutti i leoni da tastiera, che giudicano, criticano e condannano, dedico queste fotografie: è mio figlio, ricoverato in Terapia Intensiva Neonatale del Civile. I quindici giorni più brutti di sempre... Se non ci fossero stati loro, se non fossero intervenuti tempestivamente, Tommaso non sarebbe qui con noi» ha scritto su Facebook Elena Lelena Versari, postando le foto del suo bambino. Riflessioni condivise anche dall’avvocato Michele Zerbio in una lunga lettara inviata a BresciaOggi. «Sono il padre di tre bimbi nati prematuramente il 20 dicembre 2018, tutti sottoposti alle cure dell’Unità di Terapia Intensiva Neonatale degli Spedali Civili diretta dal Professor Gaetano Chirico - ha scritto Zerbio -. I miei figlioli tutt’ora sono ricoverati nello stesso reparto dei bimbi che hanno perso la vita nei giorni scorsi, ora sottoposto ad accurata indagine da parte degli ispettori ministeriali e della Procura della Repubblica. Per questo motivo si è svolto un incontro informale tra il direttore sanitario della struttura, professor Chirico, alcuni medici del suo staff e tutti i genitori dei bimbi ancora sottoposti a terapia intensiva». Il genitore ha ammesso che «l’incontro ha avuto inizio con un poco di apprensione», ma poi ha prevalso il buonsenso. «Attesa la delicatezza dei fatti divenuti ormai di cronaca nazionale - ha spiegato l’avvocato nella lettera -il clima è stato sereno e decisamente improntato alla collaborazione tra sanitari e genitori dei piccoli pazienti. Poi, ad un certo punto, senza alcun motivo apparente, una giovane madre di origine senegalese ha intesto ricordare ai presenti che tutti i suoi figli sono stati sottoposti alle cure dell’Unità di Terapia Intensiva del Civile in quanto nati prematuramente, lasciando così intendere che nel suo Paese di origine non avrebbero goduto di alcuna possibilità di sopravvivenza». Da qui è nato una sorta di effetto domino.

«OGNI GENITORE ha sentito la necessità di raccontare agli altri presenti la propria esperienza e la propria gioia nel vedere il proprio figlio divenire ogni giorno sempre più forte e capace di affrontare ogni avversità - ha proseguito -. Uno dopo l’altro, quasi fosse un rituale, hanno ringraziato non senza commozione Chirico e gli altri medici intervenuti per l’assoluta qualità del trattamento riservato a propri bimbi, consapevoli tutti che il reparto di Terapia Intensiva Neonatale è il luogo più sicuro dove curare i propri figlioli, soprattutto nei casi di prematurità. Devo aggiungere che nessun genitore ha chiesto il trasferimento del proprio figlio in altri reparti o in altre strutture, nonostante l’allarmismo creato da chi non ha perfettamente compreso che i bimbi nati prematuramente e con gravi patologie in cura in Terapia Intensiva sono tutti, nessuno escluso, già esposti ad un elevato rischio di perdere la vita, indipendentemente da sopravvenuti attacchi virali, infezioni o altri elementi patogeni che possono subentrare successivamente».

IN CHIUSURA la considerazione sulle indagini. «Doverose le indagini, doveroso rispondere alla sete di verità dei genitori che hanno perso il proprio bimbo in circostanze tragiche, ma altrettanto doveroso è riconoscere all’intera équipe del professore Gaetano Chirico il proprio valore, la qualità del servizio offerto e percepito da centinaia di famiglie che ogni anno vivono l’angoscia di un parto prematuro o caratterizzato da gravi patologie alla nascita e che grazie alla struttura possono, talvolta dopo poche settimane, portare alla propria casa il loro figlio sano e salvo». Parole di speranza, senza dimenticare il dramma dei tre piccoli morti in una settimana.

giuseppe.spatola@bresciaoggi.it

Giuseppe Spatola
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