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09.01.2019

Bimbi morti,
non c’è traccia
di «serratia»

Denise Malvicini con il piccolo Marco pochi giorni prima della morte
Denise Malvicini con il piccolo Marco pochi giorni prima della morte

Mentre la Procura di Brescia ieri ha conferito l’incarico a Dario Raniero di Verona, medico che ha eseguito l’autopsia sui corpi di Marco e Cristian, due dei quattro neonati deceduti in una settimana nel reparto di terapia intensiva neonatale degli Spedali Civili, riservandosi 60 giorni per depositare i risultati, il pm Corinna Carrara non ha ancora firmato il nullaosta per la sepoltura dei piccoli. Intanto il direttore generale Ats di Brescia, Claudio Sileo, bergamasco, classe 1961 che dal 2015 per volere dell’allora governatore Roberto Maroni è stato direttore del Pio Albergo Trivulzio, ha cercato di mettere ordine nelle notizie e nei fatti dell’ultima settimana. Vedendo questa serie di «sfortunati eventi» accaduti a breve distanza uno dall’altro qualche dubbio può venire, come ha approcciato alla questione? «C’è una dimensione che è quella dei numeri, molto fredda. Ogni Neonatologia ha statistiche che parlano di morti tra i bimbi nati prematuri. Avere avuto tre casi in pochi giorni qualsiasi legge statistica ti impone di guardare dentro l’evento. Il dato è da prendere con sufficiente tranquillità perché stiamo parlando di situazioni completamente diverse rispetto a quanto accaduto in estate, quando è scoppiata una vera epidemia». Dopo l’epidemia di «serratia» che ad agosto ha ucciso il piccolo Paolo e fatto ammalare dieci bimbi come avete escluso a priori che non si sia trattato di eventi collegati? «Abbiamo subito escluso la serratia in maniera molto oggettiva. Dopo le vicende della scorsa estate il reparto ha messo in atto dei controlli settimanali per verificare se la serratia fosse ancora presente. Tutti i controlli, anche gli ultimi, sono negativi. Ecco perché il reparto è sereno nel dire che non si tratta di una epidemia come quella di agosto. Purtroppo in estate fu chiaro subito e l’accertamento è stato più facile da questo punto di vista. In questo caso le tre morti possono essere una concentrazione statistica anomala, ma meritano un approfondimento aldilà dell’indagine della Procura. Anche noi come Commissione vogliamo capire le cause delle tre morti. Al momento, per quanto ci è stato possibile studiare, non ci sarebbe correlazione tra le diverse disgrazie accadute ai bimbi. Però, finché non ci sarà l’analisi, non si può scrivere la parola “fine” certa». La risposta delle istituzioni è arrivata immediata con Regione e Ministero subito in prima linea... «Come Ats ci siamo subito mobilitati. Non si è perso neppure un minuto. Insieme abbiamo analizzato quello che era utile. Quello che è sicuro è accertare la verità sulle tre morti e arrivare a una conclusione». A parte i Nas, che lavorano da lunedì al caso, gli ispettori ministeriali mandati dalla Grillo sono arrivati? «No, noi abbiamo avuto contatti solo con i Nas. A ieri non sono arrivate figure qualificatesi come “ispettori“. I periti della Procura, invece, sono intervenuti in ospedale per gli accertamenti disposti dal magistrato che indaga». Voi siete certi che non ci sia in atto una nuova epidemia di «serratia», confortati dalle analisi che sono negative. Ma allora cosa è successo negli ultimi sette giorni? «Il reparto, confortato proprio dalle analisi, esclude un ritorno al caso di agosto e quindi una relazione. Gli esami effettuati settimanalmente non lasciano dubbi e confortano la tesi dei medici». Sarà, però le madri dei bimbi morti hanno puntato apertamente il dito sulla mancata «sterilità» delle stanze della Neonatologia. Cosa si può ribattere a questa obiezione? «Sicuramente si controlleranno tutte le procedure da attuare e attuate. L’esperienza della scorsa estate è servita per migliorare in fase di prevenzione. Teniamo comunque presente due aspetti della terapia neonatale. Non è un reparto in cui si fanno miracoli con pazienti che sono difficili. Oggi è molto valorizzata la terapia intensiva aperta con i genitori che entrano per avere un contatto diretto con i piccoli. Ma quello che è un vantaggio appare da un punto di vista igenico quasi “leggero”. Occorre trovare un giusto equilibrio tra queste due cose. Nell’ipotesi che non c’è stato un problema infettivo, si confermerebbe sono bambini nati prematuri molto gravi con un tasso di mortalità importante. Peraltro a Brescia c’è un tasso di mortalità più basso di quello italiano. I numeri sono freddi e si scontrano con il dramma di una famiglia che ha un lutto». • giuseppe.spatola@bresciaoggi.it

Giuseppe Spatola
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