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mercoledì, 13 dicembre 2017

Blitz al MuSa,
nel mirino il
quadro di Hitler

Il dipinto di Adolf Hitler, esposto con altre 200 opere al MuSa di Salò (BATCH)

Potrebbe essere anche derubricata come una «non notizia», perchè l’attacco è stato sventato, il «pazzo» è stato allontanato, la tela non ha subito danni e rimane in mostra tale e quale a prima. Ma basta il nome dell’autore, un pittore di nome Adolf Hitler, ed ecco che la storia di questo presunto, fallito, ipotetico, folle tentativo di assalto al MuSa di Salò deve necessariamente essere raccontata.

È SUCCESSO martedì nel museo civico della cittadina gardesana diretto da Giordano Bruno Guerri, che ospita (fino al 16 novembre) la mostra «Museo della follia», curata da Vittorio Sgarbi con il suo staff. Sono 200 quadri da Goya a Bacon, fra i quali l’opera più scomoda, discussa e allucinante dell’intera collezione: un piccolo olio dipinto da Hitler quando, prima di diventare il Führer, si dilettava di pittura. «L’opera di un disperato», aveva detto Sgarbi di questa tela, prestata da un collezionista tedesco. Il frutto di una «follia distruttrice», è scritto nel catalogo.

L’assalto, o presunto tale, è poca roba per come è andato a finire. Un signore, sui 40 anni, è entrato bel bello nel museo, ha pagato il biglietto intero (14 euro) e poi è scattato verso le sale, aggirandosi sempre più nervosamente per quella sorta di labirinto che è il percorso espositivo.

Come ha riferito a Bresciaoggi il direttore artistico, Giovanni Lettini, dello staff di Sgarbi, sembrava cercare qualcosa, agitato, impaziente. «Dov’è quel c..zo di quadro?», ha sbraitato a un tratto. «Dov’è quel c..zo di quadro di quel pezzo di m..da di Hitler?». La preoccupazione che il tizio volesse distruggere il dipinto era, a quel punto, già molto più di un sospetto.

La sorvegliante della sala ha chiamato i rinforzi. A rapide falcate è arrivato proprio Lettini: «Gridava, cercava quel quadro. Lo ho affrontato - racconta - ma non c’è stato alcun tipo di scontro fisico. Di fronte alla nostra fermezza, ha girato i tacchi, è uscito dal museo e se ne è andato».

I commenti: «Purtroppo l’episodio di violenza a un documento inquietante della follia e della malvagità umana conferma l’inutilità di leggi che riaccendono anche legittimi odi. Ciò che è stato proibito dalla storia va guardato con disprezzo e distacco ma senza riprodurre la censura e l’odio che proprio le dittature espressero» ha commentato Sgarbi, con chiaro riferimento alle legge Fiano.

Più spiritoso Giordano Bruno Guerri, direttore del MuSa: «La mostra sulla follia non sarebbe stata perfetta se non avesse ospitato anche un episodio di pazzia».