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13.02.2018

Bombe carta
nella notte contro
le «casette»

«Siamo molto preoccupati, il fatto è grave ed inquietante»: Sandro Scarso, a nome dell’associazione Diritti per tutti, usa queste parole per sintetizzare il clima che si respira alle casette di via Gatti, dove vivono attualmente 65 persone nei prefabbricati che furono utilizzati dagli operai durante la costruzione della metropolitana. Scarso fa riferimento a un episodio avvenuto nella notte tra sabato e domenica, anzi due, poiché due sono state le esplosioni verificatesi: una attorno alle 22.30, l’altra dopo la mezzanotte. Episodi resi pubblici ieri con una conferenza stampa per denunciare l’accaduto, esprimere preoccupazione e dichiarare solidarietà alle vittime. LA PRIMA esplosione ha coinvolto i prefabbricati che vengono chiamati Blocco 3: «Una bomba carta, o forse un grosso petardo, è stata lanciata dalla strada e un armadietto esterno è stato danneggiato», raccontato R.Z, che abita nelle casette da 4 anni. Tuttavia, poiché nessuno si era fatto male, le persone che si trovavano lì e negli altri blocchi non si sono allarmate più di tanto, pensando forse al gesto di qualche balordo o ubriaco, «come accade qualche volta durante il fine settimana, anche se fino ad ora si era limitato al lancio di qualche pietra». Ma qualche ora dopo, attorno a mezzanotte e mezza, è arrivata la seconda esplosione, questa volta al Blocco 1 e con una dinamica più articolata e, dunque, preoccupante: «Stavo dormendo quando ho sentito un forte botto e le grida del bambino della famiglia che dorme a poche stanze dalla mia», racconta Rosanna Piras, 65 anni, sistemata nella prima stanza del prefabbricato. «Sono uscita a vedere che cosa stava succedendo ed ho visto un’auto in fuga», rivela. «Ci siamo molto spaventati, il nostro piccolo avrebbe potuto restare ferito o peggio», aggiunto Samantha Hadzovic, 25 anni, che alle casette vive da un mese e mezzo. La conseguenza dello scoppio dell’ordigno utilizzato sabato notte è un buco nella lamiera del pavimento, molto all’interno del prefabbricato: questo significa che per lanciarlo le persone sono entrate sia dal cancello sia nella porta stessa della casetta. «È la prima volta che qualcuno entra direttamente nell’area delle abitazioni e perfino nel corridoio di una casa», sottolinea Anna Zinoni, del Magazzino 47, realtà che da sempre sostiene le persone che vivono in questa situazione. «Siamo povera gente ma abbiamo dignità e chiediamo di essere rispettate», aggiunge Piras, che, come tutti, si augura che venga fatta presto chiarezza sugli episodi di sabato notte. SCARSO INSISTE sulla gravità dell’accaduto «che si aggiunge nella stessa notte all’incendio al campo Sinti di via Orzinuovi e a un generale clima di razzismo e fascismo che avvolge l’Italia». Zinoni aggiunge: «Ci auguriamo che, oltre alle indagini, le autorità prendano posizione verso gli appuntamenti promossi dai neofascisti, come il banchetto che Forza Nuova vorrebbe fare sabato prossimo in via San Faustino e che noi leggiamo come una provocazione in un quartiere, come quello del Carmine, storicamente antifascista». Fra le autorità il sindaco Emilio Del Bono ha dichiarato: «Mi affido alle valutazioni delle forze dell’ordine, certo che sapranno svolgere le indagini del caso per ricostruire quanto accaduto e individuare i responsabili». Valutazioni condivise dall’assessore alla Partecipazione del Comune di Brescia Marco Fenaroli: «Mi auguro che le forze di sicurezza, oltre ad aumentare la vigilanza, ci diano presto, grazie alle loro indagini, una lettura motivata di questi atti, che in sé sono atti di violenza in situazioni di fragilità e questo deve preoccuparci tutti». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Irene Panighetti
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