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07.09.2014

Bonomi: «Il mio orgoglio è doppio»

Aldo Bonomi fra il sindaco di Brescia Emilio Del Bono e Matteo Renzi durante la visita allo stabilimento
Aldo Bonomi fra il sindaco di Brescia Emilio Del Bono e Matteo Renzi durante la visita allo stabilimento
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Se il presidente del Consiglio si «scomoda» per partecipare all'inaugurazione della nuova sede della tua azienda, a costo di far arrabbiare i benpensanti che lo aspettano al prestigioso Workshop Ambrosetti di Cernobbio; se insieme a lui partecipano all'evento il ministro del Lavoro e il presidente nazionale di Confindustria; e se i media di tutta Italia si precipitano a Gussago per scoprire cosa avrà di tanto speciale una rubinetteria, per un imprenditore è difficile desiderare di più. Eppure, a precisa domanda Aldo Bonomi risponde con un sospiro e con un dubbio: «Non so dire se oggi è il giorno più bello della mia vita. Certo, è un giorno importante, e io sono felice. Orgoglioso e felice. Dal punto di vista imprenditoriale, però, è stato decisivo anche il giorno in cui io e mio fratello abbiamo comprato tutte le quote della società, perché da quel momento ne siamo diventati proprietari al cento per cento e abbiamo potuto iniziare a realizzare ciò che avevamo sempre sognato. Oggi la soddisfazione è grande perché il nostro impegno viene riconosciuto anche dagli altri. Credo sia un motivo di grande orgoglio non soltanto per la nostra famiglia, ma per tutto il sistema Brescia».
L'orgoglio è doppio, in realtà, perché il taglio del nastro della nuova sede è arrivato a soli tre giorni da un altro grande successo, documentato dal foglietto che Bonomi ha mostrato sul palco a Matteo Renzi, suscitando la curiosità di tutti i presenti: cosa c'era scritto?
«AL PRESIDENTE del Consiglio ho mostrato le classifiche sulla competitività stilate dal World Economic Forum - rivela Bonomi a Bresciaoggi -. Quelle classifiche vedono l'Italia solo al 49° posto nel mondo, ma al primo posto assoluto per le reti d'impresa! E' un grande orgoglio per l'Italia, per Confindustria e, se permettete, anche per il presidente di Rete Impresa: Aldo Bonomi».
Il primato risale a giovedì, lo stesso giorno in cui Renzi ha annunciato all'ex vicepresidente di Confindustria l'intenzione di preferire Gussago a Cernobbio: «L'ho invitato per dimostrargli che ci sono ancora tanti imprenditori che credono nell'Italia e per chiedergli di fare tutto il possibile perché possano continuare a lavorare, a creare posti di lavoro e a far crescere l'Italia - rivela Bonomi -. Noi l'abbiamo fatto con convinzione: abbiamo avviato questo progetto nel 1995 e non ci siamo mai arresi, neppure di fronte alle difficoltà, perché vogliamo garantire un futuro ai nostri figli. La richiesta più importante naturalmente riguarda le tasse, perché a questi livelli troppe aziende rischiano di morire. Invece, le imprese devono continuare a crescere, essere aiutate e soprattutto essere liberate dagli eccessi di burocrazia, sia all'interno sia all'esterno». Con una richiesta ben precisa: «Al ministro Poletti ho dato un altro foglietto, sempre sulle reti di impresa, ma in materia di co-datorialità - rivela Aldo Bonomi -. L'obiettivo è permettere alle imprese di scambiarsi il personale, senza passare dalla cassa integrazione: un'agevolazione che sarebbe vantaggiosa sia per le aziende sia per i lavoratori».
Quanto ai forti gesti simbolici scelti per la cerimonia - dal biglietto d'invito attraversato dal tricolore all'esecuzione dell'Inno di Mameli passando per le porte aperte a tutti i dipendenti - Bonomi spiega: «La bandiera italiana appare sull'invito e sventola sul nostro pennone più alto perché noi crediamo nell'Italia e soprattutto negli italiani, nella stragrande maggioranza brave persone che hanno tanta voglia di lavorare, possibilmente di più e meglio. Aprire le porte a tutti i dipendenti era dovuto, per il semplice motivo che l'azienda cresce soltanto se tutti collaborano e se c'è un clima che permette a ognuno di dare il proprio contributo».
Diverso il caso dei politici locali, destinatari di pochi e ristretti inviti: «Non abbiamo fatto scelte politiche, ma scelte imprenditoriali - rivela Bonomi -: abbiamo invitato qualche politico e qualche politico non è venuto, ma tutto questo non ci turba, perchè a noi non interessano le parole: noi lavoriamo e parliamo con i fatti».
Fra i pochi ammessi, il sindaco di Gussago, anche per ringraziarlo di aver concesso l'intitolazione della nuova via di accesso allo stabilimento a Massimo Bonomi: «E' mio papà e per noi è un grandissimo onore poter chiamare via Bonomi la via d'accesso al nuovo stabilimento. Rimpianti per Lumezzane? Nessuno. Anche perché da Lumezzane non ce ne andiamo: nella nostra vecchia sede abbiamo messo un'altra delle nostre aziende e continueremo a lavorare anche in futuro. incrementando gli investimenti. Idem a Marcheno e a Brozzo, i paesi che ci hanno adottato».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Marco Bencivenga
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