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14.09.2017

Brescia saluta
Monari, «pastore
e guida»

La verità racchiusa nelle note di Paganini, il clima composto eppure caldo, il Salone Vanvitelliano e la sua «laica sacralità»: in questa doppia accezione, tra fede e mondo civile, c'è il senso intero di un’esperienza. E di un saluto: quello del vescovo Luciano Monari a Brescia, impreziosito ieri pomeriggio in Loggia dalla consegna del Grosso d'Oro, davanti ai vertici del mondo politico, associativo e industriale della città. Non si è commosso Monari: ha ascoltato in apertura la «Sonata n.1 in la maggiore», proposta dal Conservatorio Luca Marenzio, con il violino di Filippo Passarella e la chitarra di Emma Baiguera, ha assimilato il saluto del sindaco Emilio Del Bono, si è alzato per ricevere la moneta celebrativa, prestandosi ai flash.

E proprio Del Bono ha voluto omaggiare il vescovo, aprendo il proprio discorso con una citazione dello stesso Monari: «Questo è il mondo in cui Dio ci ha messo a vivere, e questo e il mondo in cui dobbiamo pedalare – ha esordito -. Voglio evidenziare come lei sia stato pastore della Chiesa, ma anche una guida civile e un interlocutore attento, chiamando ciascuno di noi a essere protagonista attivo, oltre che critico nei confronti del presente». Una chiamata alla responsabilità che, secondo Del Bono, ha trovato esempio vivo e vivace nei dieci anni di episcopato bresciano: «Serve farsi travolgere, secondo le parole di Turoldo, dallo “scandalo della speranza”. Occorre un responso dell'esistenza, e anche se è difficile bisogna essere pazienti, e meno condizionati dalle angosce del presente: lei ha accomunato credenti e non credenti, contribuendo a creare un clima più sereno tra istituzioni e popolo, e un dialogo stringente tra le varie comunità religiose di una città sempre più multiculturale». Quindi il ringraziamento: «Lei è un uomo che ha sapore, che ha qualcosa da dire e da trasmettere. La ringraziamo Luciano, e le conferiamo il Grosso d'oro, che simboleggia la tenacia e la virtù dei bresciani, e la loro attitudine alla libertà».

Un applauso quasi infinito ha anticipato le parole di Monari: «Posso solo ringraziare la città di Brescia, il Grosso è un dono che accolgo volentieri, e con riconoscenza. Ma che va al di là dei meriti della singola persona: senza la sua diocesi un vescovo non è nulla. Diventa però motivo di fierezza: è come se Brescia mi dicesse che sono bresciano e che qui, dove il Signore mi ha mandato, sono entrato con tutto me stesso. Mi sono sentito accolto, e questa è una memoria di tutti i volti che ho osservato e delle mani che ho stretto in questi anni».

SENZA RINUNCIARE a passaggi più strettamente biblici, e a esempi della fede da applicare nella vita: «Come scrisse San Paolo ai Filippesi, la nostra cittadinanza è nei cieli, ed è lì che aspettiamo Gesù». Con un forte richiamo al concetto di responsabilità personale: «Dobbiamo averla tutti per l'universo in cui viviamo: la dimensione democratica della politica attuale ci obbliga a questo. Così come lo sviluppo delle scienze e della tecnologia». Anche se la cifra riassuntiva più efficace dell'esperienza a Brescia di Monari, risiede nella riflessione sul ruolo: «Possiamo avere a che fare con un potere senza il bisogno di appropriarcene». Prima di un ultimo messaggio, ad anticipare il saluto alla Diocesi di domenica, in Duomo alle 18.30: «Serve impegnarsi pienamente nell'avventura della vita, e assumersi la responsabilità della società in cui viviamo».

Jacopo Manessi
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