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17.04.2018

Brescia si scopre a
rischio per le
infiltrazione mafiose

Una fase dell’intervento del pm Paolo Savio durante il convegno
Una fase dell’intervento del pm Paolo Savio durante il convegno

«Brescia e il Nord Italia conoscono una mafia quasi esclusivamente imprenditoriale». È questo il dato di partenza individuato da Paolo Savio, sostituto procuratore della Repubblica della Direzione Antimafia distrettuale di Brescia, durante il convegno «Infiltrazioni criminali nell'economia reale». L'incontro, in scena ieri mattina alla Camera di Commercio, è stato solo l'ultima tappa del più ampio ciclo «Imprese, economia reale e rischio criminalità», promosso dalla stessa Cdc (ad aprire i lavori il segretario generale, Massimo Ziletti), insieme a Comune e Consiglio Notarile di Brescia. In platea tanti studenti delle scuole bresciane. A cui Savio ha spiegato alcuni concetti cardine delle infiltrazioni mafiose. «Attualmente la 'Ndrangheta è certamente la mafia più forte e diffusa – spiega il sostituto procuratore –. Possiede, in particolare nel nord, una capacità di esportazione e relazionale che Cosa Nostra o la Camorra non hanno. La realtà bresciana, sotto questo punto di vista, è molto complicata e articolata. Ed è difficile stabilire, per esempio, quanto quantificare una singola estorsione che, magari, a Catania vale 400 euro». Tra gli aspetti particolari figura la struttura locale territoriale: le 'ndrine, formazioni con preciso aspetto famigliare, e le strutture di 'ndrine che possono appartenere a famiglie differenti. «Brescia è stato un importante punto di snodo anche in passato – prosegue Savio –: non dimentichiamo che, durante la latitanza, il boss della Nuova Camorra Organizzata Raffaele Cutolo si stabilì per un periodo a Soiano del Lago, effettuando le prime affiliazioni. Poi a prevalere fu l'alleanza di Secondigliano, e Brescia diventò una testa di ponte per il passaggio di stupefacenti verso Napoli. Ma non c'era il fenomeno dell'esportazione, che oggi vediamo invece con la 'Ndrangheta». E le mafie straniere? «A livello della nostra competenza distrettuale, e quindi Brescia, Bergamo, Cremona e Mantova, non possiedono quella capacità di infiltrarsi e condizionare le scelte – prosegue Savio –. Parliamo soprattutto di traffico di stupefacenti per realtà come quella albanese, mentre quella nigeriana è coinvolta in prostituzione e nella tratta delle persone. Ma non dimentichiamo come il fenomeno mafioso possa colpire anche il mondo del calcio e le società che vi fanno parte». SECONDO IL colonnello Salvatore Russo, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Brescia, le difficoltà sono costituite anche dal nuovo aspetto del mafioso, sempre più confuso con una persona «per bene». «Cresce la difficoltà di distinguere tra bene e male. Il settore che continua a essere più coinvolto, per la presenza di molta manodopera, è quello edile – riflette quest'ultimo –. Ma anche la ristorazione, tra gli altri. La caratteristica principale della 'Ndrangheta sono i rapporti interpersonali, motivo per cui i mafiosi preferiscono lavorare nei piccoli comuni e costruire passo dopo passo questi legami. Nella nostra provincia sono già in atto alcune sinergie per contrastare il fenomeno: penso ai tavoli con i sindaci e a quelli tecnici che coinvolgono associazioni». A chiudere la mattinata le relazioni di Carlo Alberto Romano, docente di Criminologia all'Università di Brescia, e di Mattia Maestri, ricercatore dell'Osservatorio Criminalità Organizzata dell'Università di Milano. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Jacopo Manessi
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