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24.10.2010

Brescia, una notte contro tutte le mafie


 In piazza Loggia ieri sera è stato letto «Gomorra» FOTOLIVE
In piazza Loggia ieri sera è stato letto «Gomorra» FOTOLIVE

«Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene» affermava Paolo Borsellino. E ieri, nella «notte di Brescia contro le mafie», se n'è parlato in piazza Loggia e a San Polo. Un duplice evento per una lunga serata di riflessione, cui hanno aderito le sezioni locali di Libera, Movimento agende rosse, Libertà e giustizia, Nuova Resistenza, Giovani Idv. Prima la lettura di brani di «Gomorra» di Roberto Saviano, organizzata dal «popolo viola» in piazza Loggia; poi, alla «Casa delle associazioni» di via Cimabue, un dibattito promosso dal gruppo studentesco «Legalità e giustizia», ospiti tre ragazzi impegnati nella lotta alla criminalità organizzata.
L'obiettivo, spiega Marzio Gandini, tra gli organizzatori, è «far conoscere realtà che nel contesto bresciano sono quasi sconosciute ma sempre più presenti, e spingere i giovani a informarsi ed attivarsi contro di esse». Magari «lasciando il ricordo degli eroi a chi li onora davvero», dice Luca Dordoni, riferendosi ai «vergognosi» manifesti con l'immagine dei giudici Falcone e Borsellino e la scritta «La Lega Nord combatte la mafia».
DOPO «GOMORRA», in una piazza Loggia illuminata da candele e palloncini viola, alla «Casa delle associazioni» altre voci si intrecciano, raccontando lo stesso impegno. Sono quelle dei giovani cosentini Emilio Morrone, Carlo Diana, Antonio Madotto. Le loro storie? Il giornalista scrittore Morrone è autore di un libro con Francesco Saverio Alessio, che, riprendendo le indagini di De Magistris a Catanzaro, fa nomi e cognomi del «marcio» nella politica e imprenditoria calabrese.
L'opera è però stata fatta sparire dalle librerie (ora è accessibile gratis sul sito lavocedifiore.org) e di recente a Morrone è stato rubato il lavoro di stesura - frutto di quattro anni di ricerche - del nuovo libro. Come lui, anche Diana ha origini cosentine e, nonostante pressioni e minacce, non teme di raccontare ciò che accade nella sua Amantea, fortemente contaminata dalla 'ndrangheta, dove ha aperto un circolo Idv.
LA STORIA DI Madotto, dell'associazione «Cavallerizzo Vive», inizia nel 2005, quando una frana danneggia alcune case del paese Cavallerizzo di Cerzeto. Da allora nessuno è più rientrato nella propria casa e l'associazione si batte contro l'interdizione.
Con l'intervento telefonico di un poliziotto del nucleo investigativo di Cosenza, si è conclusa la notte che a Brescia voleva rompere il silenzio.
Perché, come insegnava Peppino Impastato, «la mafia uccide… Il vostro silenzio pure».

Beatrice Orini
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