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12.12.2017

Case occupate,
a Brescia tre
i casi aperti

È destinata a fare scuola la sentenza del tribunale civile di Roma che condanna il Ministero dell’Interno all’indennizzo di oltre 260 mila euro mensili a una società proprietaria di uno stabile che era stato occupato dal 2013 e che, quindi, non portava utili ai padroni di casa. I giudici, stabilendo che lo Stato ha l’obbligo di sgomberare i palazzi occupati e se non lo fa deve risarcire i proprietari, hanno creato così un precedente che potrebbe cambiare molte situazioni di occupazioni in essere, in tutta Italia, anche a Brescia. Ma quante e quali sono le occupazioni esistenti in città? Con occupazioni non intendiamo qui stabili abbandonati dove trovano rifugio occasionale soggetti senza fissa dimora, bensì edifici occupati stabilmente da persone che vi abitano da tempo in modo abusivo spesso come ultima soluzione per una condizione di vita che pare non permettere altro. In mancanza di altre chances sono alcune decine le persone si adattano come meglio riescono in queste sistemazioni. A Brescia si tratta delle stanze di due ex hotel e di quelle delle casette prefabbricate fino al 2013 utilizzate dagli operai impegnati nella costruzione della metropolitana. Non è possibile avere un numero preciso degli occupanti, perché cambia a secondo dei periodi ed è per esempio legato all’esecuzione di eventuali sfratti. Negli ultimi tempi poi molti occupanti di origine non italiana hanno preferito tornare nei loro paesi nativi, delusi o disillusi, dalle possibilità economiche italiane. Si può stimare che tra le 120 e le 130 persone abitino nelle tre realtà di occupazione, con una maggioranza di non italiani. Non mancano le donne (spesso straniere che hanno raggiunto il marito) o i nuclei familiari con bambini piccoli, che vanno all’asilo o alle elementari, non senza difficoltà. Via Corsica 21, via Labirinto 6 e via Gatti: dal 2013 a oggi sono queste le situazioni di occupazione ancora attive, dopo alcune esperienze sempre iniziate in quel periodo ma oggi, per vari motivi, concluse, come l’ex hotel Sirio, la ex Poliambulanza o lo stabile di via Marsala occupato da richiedenti asilo. L’ex hotel di via Corsica 21 è stato occupato nel febbraio 2013 da gruppi che a Brescia difendono i diritti delle persone in difficoltà abitativa e lavorativa, come l’associazione Diritti per tutti, i comitati contro gli sfratti, i vari collettivi studenteschi e il centro sociale Magazzino 47. Questi i soggetti principali (a volte affiancati da altri gruppi) che aprono le porte per far entrare le persone senza casa, in stabili comunali, statali o privati: nel caso di questo hotel, l’edificio è di proprietà del Comune ed è un bene sequestrato alla mafia lasciato disabitato per anni.

DIVERSA la situazione dell’ex hotel Alabarda in via Labirinto, la più recente delle tre occupazioni, poiché è avvenuta a fine maggio 2015: gli attivisti hanno preso possesso delle 32 stanze dell’hotel, chiuso e abbandonato da oltre quattro anni dalla società che ne è proprietaria, e le hanno affidate a famiglie o singoli che avevano precedentemente residenza in città o in provincia. Qualcuno degli occupanti della prima ora è ancora dentro, qualcuno se ne è andato, una bimba vi è anche nata nel marzo del 2016 e ancor oggi abita con la famiglia in quella che fu la stanza 213 dell’hotel di un tempo. La situazione è per tutti di una precaria stabilità: dopo oltre due anni c’è chi ha adattato gli spazi alle proprie esigenze, facendo di necessità virtù e sempre sognando una casa vera. Ma questa relativa calma potrebbe venir meno a breve: sullo stabile pende la spada di Damocle dello sgombero, del quale si sta occupando proprio in questi giorni il tavolo prefettizio che da anni segue situazioni critiche come questa. Intanto all’hotel la vita continua per le circa 65 persone presenti, tra cui alcune famiglie: le provenienze variano dal Senegal al Pakistan, passando per l’Algeria di Fuad, 53 anni, da 20 in Italia, che all’Alabarda vive dal primo giorno, facendosi carico della gestione, dell’ac- coglienza dei nuovi arrivati e della convivenza tra persone che si trovano forzatamente a condividere gli stessi spazi. Allo stesso modo Luigi è la persona di riferimento della terza situazione di occupazione, quella delle casette di via Gatti, il campo base degli operai della metropolitana di proprietà della Astaldi Spa, occupate nell’aprile del 2013 e pochi mesi dopo acquisite dal Comune per «esercitare il miglior controllo possibile su una situazione di grave disagio, gestita al momento in maniera ordinata dagli occupanti, con il sostegno di un comitato di volontari», aveva dichiarato allora il sindaco Emilio Del Bono.

Irene Panighetti
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