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02.03.2019

Case popolari, cresce la protesta

Il presidio di protesta organizzato dai sindacati di categoria a Milano, cui ha partecipato anche una delegazione partita da Brescia
Il presidio di protesta organizzato dai sindacati di categoria a Milano, cui ha partecipato anche una delegazione partita da Brescia

Cresce la protesta contro il nuovo regolamento regionale per l’accesso e assegnazione di case popolari. I sindacati degli inquilini, a livello unitario, definiscono «discriminatoria, iniqua e sbagliata» la norma che - come spiega Simone Cardin del Sunia Cgil di Brescia - «ridefinisce i criteri di accesso all’alloggio popolare premiando la residenzialità e non il bisogno; riduce il margine di azione in deroga dei Comuni e consente l’ingresso ai privati, ammettendo così regole di mercato diverse da quelle di edilizia popolare pubblica». PROPRIO GIOVEDÌ è stato organizzato un presidio a Milano, promosso unitariamente dai sindacati regionali confederali, Cgil, Cisl, Uil e degli Inquilini, Sunia, Sicet, Unione Inquilini, Uniat e Conia. Presente anche una delegazione bresciana. Un gruppo di manifestanti è stato ricevuto dell’assessore regionale alla casa Stefano Bolognini ma dall’incontro non è uscito nessun cambiamento sostanziale. «Il nuovo regolamento sugli accessi, che verrà portato in alla discussione della Giunta lunedì 4 marzo, mantiene tutti gli aspetti negativi che in questi giorni le organizzazioni sindacali hanno sottolineato», riporta una nota sindacale. Sotto accusa l’intero impianto dei criteri di ammissione all’accesso alle case popolari che, scrivono i sindacati, «penalizza e discrimina le famiglie più povere, rende difficoltoso presentare la domanda, prevede un sistema di punteggi iniquo, rende impossibile ai Comuni gestire l’emergenza abitativa». In Lombardia sono oltre 60mila le famiglie in graduatoria per l’assegnazione di un alloggio popolare e «se la giunta regionale approverà questo regolamento e lo applicherà, l’effetto sarà la cancellazione di tutte queste domande, che dovranno essere ripresentate ma con modalità più complicate». A Brescia in lista per l’assegnazione di una casa popolare Aler ci sono 825 nominativi a cui si aggiungeranno a breve quelli inseriti nella nuova graduatoria di prossima pubblicazione, che include 1.170 domande pervenute con il bando aperto dal 28 ottobre 2018 fino a 14 dicembre 2018. Quando questa graduatoria sarà pubblicata (intorno a fine marzo) i nominativi in attesa saranno quindi 1.995. Un numero inferiore a quello della graduatoria riferita al bando chiuso il 31 gennaio 2017, che contava 2.339 nominativi di cui 987 erano nuovi. Il meccanismo di formazione delle graduatorie (triennali) è complesso, tiene conto delle richieste “ereditate” dalla chiusura delle precedenti liste, delle domande soddisfatte, di quelle cancellate, e dei rinunciatari. Numeri importanti, a fronte di un patrimonio di alloggi sociali sul territorio del Comune di Brescia pari a 5.029 (di cui 2.902 di proprietà Aler e 2.127 del Comune). Da queste case ogni anno esce un numero incluso tra le 200 e le 250 unità abitative offerte ai nuovi bandi per formare nuove graduatorie. Attualmente nessun nuovo bando è previsto, poiché in Regione la discussione è in corso, con le contestazioni sindacali. Anche Brescia resta quindi in attesa, con le sigle locali che stanno attivamente partecipando alle mobilitazioni e che il 21 marzo saranno alla riunione convocata con i Comuni ad Alta tensione abitativa per un confronto e per chiedere una loro presa di posizione. «La Regione scarica sui Comuni la gestione degli indigenti perché prevede che il tetto massimo degli alloggi da assegnare a queste persone sia solo del 20 per cento, cifra abbondantemente superata dal bisogno reale – ha commentato Fenaroli, già assessore alla casa – inoltre il Comune non ha un’unica graduatoria da seguire ma una lotteria generale e quindi non riesce a governare la domanda sociale sulla casa». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Irene Panighetti
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