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27.01.2019

Castelli: «Più clandestini con il decreto sicurezza»

Il presidente della Corte d’appello Claudio Castelli SERVIZIO  FOTOLIVE
Il presidente della Corte d’appello Claudio Castelli SERVIZIO FOTOLIVE

«Una decisione (ma anche una difesa) è attività complessa che richiede studio, tecnica, ma anche capacità di relazionarsi con gli altri e soprattutto una grande umanità cui non potremo mai rinunciare». Con queste parole, che ha definito un «messaggio positivo», Claudio Castelli, presidente della Corte d’appello di Brescia, ha voluto inaugurare ieri mattina l’anno giudiziario 2019. Nelle conclusioni della relazione il presidente ha, in ogni caso, lanciato anche altri messaggi forti. Ha parlato di un’epoca «in cui vi è una forte domanda di sicurezza che spesso giunge a prevalere sui diritti di libertà». MOLTO NETTE le parole con cui si è espresso anche sul tema della protezione internazionale, i cui procedimenti «hanno aperto ormai una situazione di crisi sia nel Tribunale che nella Corte d’appello di Brescia». «Dovremo - ha proseguito - rafforzare questa sezione anche per evitare un appesantimento dei tempi che già sta diventando eccessivo». Il presidente Castelli, in merito ha spiegato: «Noi come magistrati facciamo il nostro ruolo applicando la legge, ma non possiamo fare a meno di realizzare come il sistema delle Commissioni Territoriali e dei ricorsi giudiziari, con i tempi dilatati che si erano prodotti» produceva «alla lunga clandestini, in tutti i casi in cui le domande venivano respinte. Gli Sprar e le procedure di integrazione riuscivano a controllare e ad aiutare queste persone, ma una volta respinte definitivamente le loro richieste, dopo anni li condannava alla clandestinità». Ora però, secondo il magistrato, con l’introduzione del decreto sicurezza, la situazione è molto peggiore, perché l’abolizione degli Sprar in tutta la fase predecisoria vorrà semplicemente dire negare a decine di migliaia di persone i diritti fondamentali, ma anche sotto il profilo della sicurezza e del controllo del territorio, vorrà dire perdere contatto con decine di migliaia di persone che non avranno alcuna scelta diversa dalla clandestinità. E la clandestinità, non l’essere straniero, è criminogena». Ha concluso: «C’è da domandarsi perché l’ultima strada seguita sia la repressione diretta ed indiretta e non si punti su canali che consentano migrazioni legali e adeguati processi di integrazione, perché trovino così scarsa applicazione gli articoli del Testo Unico sull’immigrazione relativi ai flussi legali di accesso per motivi di lavoro nel nostro Paese, ed i corridoi umanitari. Come in altri campi è il proibizionismo, non l’immigrazione in sé, a creare clandestinità e illegalità». In termini di illegalità e criminalità, l’inaugurazione dell’anno giudiziario è ancora una volta l’occasione per analizzare i dati che consentono di capire quale sia il trend dei vari fenomeni malavitosi. Dati che si riferiscono al periodo compreso tra il 1° luglio 2017 e il 30 giugno 2018. In quel periodo, rispetto all’anno precedente sono rimaste praticamente costanti, salendo da 10 a 11, le attività terroristiche. I procedimenti per associazione a delinquere di stampo mafioso hanno registrato un’impennata, da zero a sette. Raddoppiati poi gli omicidi volontari a carico di noti, mentre sono stati azzerati, rispetto all’anno precedente quelli a carico di ignoti. Due gli omicidi in ambito familiare fra quelli a carico di noti. Calati da 14 a 11 i procedimenti per le morti dovute a incidenti stradali e sempre undici, rispetto ai 14 precedenti, sono stati gli omicidi colposi per violazione delle norme di prevenzione in materia di infortuni sul lavoro. Forte calo, poi delle denunce per prostituzione minorile, un fenomeno criminale che nel Bresciano, negli anni passati è venuto pesantemente alla ribalta delle cronache. Il passaggio in questo caso è stato da 28 a 17. Aumento invece delle denunce per pornografia minorile: da 31 a 39 e di quelle per detenzione di materiale pedopornografico. Segnali positivi per quanto rigurda lo stalking, da 411 a 364 procedimenti, meno per i delitti contro la libertà sessuale, da 222 a 243. Crescono drasticamente invece i procedimenti per furto a carico di ignoti, prima 8195, ora 11464, mentre sono calate le rapine sia a carico di noti che di ignoti. Notevole infine l’incremento dei reati in materia di rifiuti: da 186 a 248. E in fase conclusiva il presidente Castelli ha sottolineato che: «Siamo in un’epoca in cui la tecnica e la competenza vengono spesso svilite da una rete che appare onnisciente e omnicompetente». Quindi «decidere la sorte di un imputato attraverso sondaggi via web» sarebbe semplicemente la distruzione della giurisdizione». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mario Pari
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