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30.09.2017

Centrale del Latte, tutti d’accordo ma divisi

Il consiglio comunale ha affrontato ieri diversi temi ma in particolare la razionalizzazione delle società partecipate FOTOLIVE
Il consiglio comunale ha affrontato ieri diversi temi ma in particolare la razionalizzazione delle società partecipate FOTOLIVE

L’opposizione non si fida completamente. Sarà vero che la deroga per far restare la Centrale del Latte ai bresciani sarà sancita da un decreto della Presidenza del consiglio dei ministri? Per ora c’è la parola del sottosegretario Maria Elena Boschi, data al telefono al sindaco mercoledì. Il sindaco e la maggioranza non vedono motivo per non fidarsi e danno la Centrale salva dalla mannaia, come l’ha chiamata la forzista Paola Vilardi, della legge Madia, che impone ai Comuni di vendere le società controllate non strategiche.

Ma appunto, all’opposizione fanno come san Tommaso: prima vogliono vedere il decreto. Ma soprattutto prima avrebbero voluto esser informati loro da Del Bono della telefonata, anziché saperlo dai giornali. Questa cosa ha indispettito l’opposizione, che l’ha detto a chiare lettere in apertura di Consiglio comunale, senza avere la pazienza di aspettare il punto all’ordine del giorno dedicato alla discussione proprio su Centrale del latte. Ma gli stava troppo «qui», per attendere.

«La delibera a questo punto è superata» ha tuonato il capogruppo di Forza Italia, Mattia Margaroli. E che fosse superata dall’annuncio del sindaco ai mass media, nel merito probabilmente è vero. Ma non nella forma, come ha spiegato dai banchi della maggioranza, Diletta Scaglia: «Il Consiglio deve comunque deliberare sul “da farsi”», ha detto la consigliera Pd. La strada indicata al Governo dalla Loggia è l’esclusione dalla “Madia” di Centrale - che poi di fatto è quanto avrebbe già deciso Roma - o in subordine la quotazione in Borsa. Quest’ultimo piano B che Forza Italia e Lega Nord dicono di non capire perché sia rimasto in delibera, dopo quello che ormai la Boschi svelato a Del Bono.

DETTO CIÒ, nella sostanza l’opposizione non è contraria che Centrale resti a controllo pubblico. Così alla fine non vota contro, ma si astiene, tutta: da Fi alla Lega, da XBrescia a Piattaforma Civica al Movimento 5 Stelle. Neppure però vota a favore, le modalità non le sono piaciute. Non le è piaciuto aver saputo dai giornali della telefonata di Boschi, ma ancora di più non le è piaciuto non avere trovato il sindaco ieri mattina al suo posto nell’aula consiliare. Certo, c’era Paolo Panteghini che delle società partecipate ha la delega, ma Vilardi, Tacconi e Maione volevano il sindaco, solo lui aveva ricevuto la telefonata e solo lui sapeva i toni, le sfumature usati dalla sottosegretaria. Ma Del Bono in aula non c’era, impegnato in una manifestazione della polizia di Stato. A prendersela soprattutto è stato Giorgio Maione di Forza Italia che, dopo un battibecco con la presidente dell’assemblea, Laura Parenza, ha abbandonato l’aula. Lamentando che anche quella delibera, come tutte quelle che concernevano le società partecipate, era stata messa a disposizione dei consiglieri tardi, «sotto la solita spada di Damocle del Consiglio comunale imminente». Insomma, con poco tempo per studiarla, lo ha detto anche Francesco Onofri. Ma per Parenza si stava solo «perdendo tempo». I consiglieri avrebbero avuto tutto lo spazio per discutere di Centrale - ha detto - bastava aspettare il punto dell’ordine del giorno: la delibera sulla partecipata di via Lamarmora. «Discutiamo intanto di altri argomenti, così il sindaco ha tempo di arrivare», ha proposto Fabio Capra (Pd). E alla fine si è fatto così. L’importante, è il coro, è che la Centrale resti «nostra».

Eugenio Barboglio
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