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17.05.2018

Cervia applaude
la sorpresa:
Turelli al top

CERVIA (Rimini) Tutti a dire Vesco o Tonconogy, Tonconogy o Vesco e invece... Invece chi ti ritrovi in testa in quel di Cervia? Lorenzo e Mario Turelli. Padre e figlio, imprenditori clarensi nel settore dei trattamenti termici e innamorati delle auto storiche. Il loro primato è una piacevole sorpresa ed è un bel tributo alla corsa. Il trionfo della brescianità: equipaggio bresciano, macchina bresciana. Madame OM 665 STT Superba del 1929, un’auto che offre un certo vantaggio in termini di coefficiente (1.80, il massimo) ma che bisogna saper governare. E allora dopo le prime ventun prove, quelle meno rivoluzionate rispetto al passato, eccoli là, i Turelli’s, davanti ai fenomeni dei “tubi” con il più basso numero di penalità in gara: 79. Tra loro e Juanito Tonconogy ne ballano giusto 5, per 105 punti di distacco, un’inezia, un capello. Tra loro, Juanito Tonconogy e la coppia siculo-bresciana formata da Giovanni Moceri e Daniele Bonetti la distanza il passo è ancora brevissimo: 189 punti totali, significa una prova di vantaggio e niente più. Significa anche che il versante sportivo della corsa sta regalando emozioni. Per pochi o molti che siano gli appassionati della regolarità, quelli che possono comprendere davvero, la gara ha un che di speciale. C’è lotta serrata. La cronaca dei prossimi giorni poggerà su solide basi narrative, non su luoghi comuni triti e ritriti. Tutti i big stanno girando al meglio delle proprie possibilità. Anche Andrea Vesco e Andrea Guerini, sesti, sono perfettamente agganciati alle prime posizioni. E pure Luca Patron (con Elena Scaramuzzi), quarto, è in bilico sul capello di distacco da Lorenzo e Mario Turelli. Traduzione: tutti i piloti che hanno cambiato macchina per questa Mille Miglia non hanno pagato l’adattamento. Traduzione bis: al netto di imprevisti, che possono sempre capitare con auto di novanta e passa anni fa, nei prossimi giorni ne vedremo delle belle. E se ne sono viste delle belle anche lungo il percorso della prima tappa. Lo snodo cruciale - dello show, non della gara - è stato il passaggio a Parco Sigurtà, a Valeggio sul Mincio. Tra alberi, sentieri, prati all’inglese e vegetazione sono spuntati come funghi alcuni personaggi che a vario titolo hanno segnato la storia del folklore italiano. L’attore Fabio Testi (tanto cinema, tantissima tv) ha otto Mille Miglia sul groppone e non se l’è sentita di affrontare la nona: «Troppa fatica. Meglio starsene a Parco Sigurtà a godersi la scena». Farebbe volentieri cambio Jerry Calà - che non ha bisogno di presentazioni -, al quale la Freccia Rossa sfugge sempre. «Vorrei tanto prendervi parte ma non ho mai tempo per dedicarmici - spiega con il sorriso -. Per fortuna lavoro ancora moltissimo e non mi posso permettere una settimana di svago a questi ritmi. Per il momento mi accontento di veder sfilare le macchine nella natura stupenda del Parco Sigurtà, ma è un peccato. Da quel che vedo ci sarebbe da divertirsi, anche se mi sembra che molti piloti siano affaticati».

CHIARO, LE MACCHINE storiche non sono facili da portare a spasso per l’Italia. «Queste macchine sono spettacolari - scherza Alberto Malesani, allenatore di Serie A in attesa di squadra - Vorrei tanto anch’io poterle guidare un giorno. Nel frattempo me le godo così». E se le gode anche Umbertone Smaila, il cui pensiero si permette di riscrivere la prima tappa: da Valeggio vola a Bologna e omaggia Lucio Dalla. «Vedendo la Mille Miglia mi viene in mente lui, la sua canzone su Nuvolari e tutte le emozioni che provo ascoltandola. E poi Gianni Morandi, che diceva di andare a cento all’ora come se fosse una barriera da infrangere. Oggi le auto volano. E’ il segno di come i tempi siano cambiati. Ma la Mille Miglia non cambia mai». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alberto Armanini
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