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13.06.2018

Chiusura Invatec,
la vertenza
arriva a Roma

Il presidio che ha accompagnato l’incontro prefettizio a palazzo Broletto tra la proprietà della multinazionale, i segretari generali dei sindacati e l’assessore Fenaroli
Il presidio che ha accompagnato l’incontro prefettizio a palazzo Broletto tra la proprietà della multinazionale, i segretari generali dei sindacati e l’assessore Fenaroli

«L'Invatec non si tocca. Lavoro o lotta!». Erano appena passate le 18 di ieri quando Andrea Giarrizzo – amministratore delegato di Invatec – abbandonava il Broletto accompagnato da un coro del gruppo di lavoratrici e lavoratori dell'azienda biomedicale di proprietà della multinazionale Medtronic, che ha comunicato giovedì scorso la decisione di chiudere i siti di Torbole e Roncadelle per delocalizzare all'estero. Una scelta che porterà entro il 2020 al licenziamento di 314 dipendenti e che ha aperto un buco nero - economico e non solo - nel Bresciano. Giarrizzo ha lasciato la sede della Prefettura dopo due ore al tavolo con i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil (Silvia Spera, Alberto Pluda e Mario Bailo), i rappresentati delle segreterie dei sindacati di categoria Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil, i sindaci di Torbole (Roberta Sisti) e Roncadelle (Damiano Spada), l'assessore del Comune di Brescia Marco Fenaroli e il prefetto Annunziato Vardè. Nessuna dichiarazione da parte dell’ad, a parte un laconico: «Rivolgetevi all'ufficio stampa». In realtà di grosse novità non ce ne sono, se non la convocazione ufficiale della delegazione sindacale al Ministero dello Sviluppo Economico, in calendario a Roma il prossimo 26 giugno, ore 10.30 («Dovrebbe esserci anche il ministro Di Maio» fanno sapere in via ufficiosa i sindacati). Per il resto, il comportamento di Medtronic lascia spazio a poche interpretazioni: c'è margine per trattare le ricadute della scelta, non per cambiarne il contenuto. «È una proposta inaccettabile, che abbiamo rispedito al mittente – comunicano Ugo Cherubini (Filctem-Cgil), Giuseppe Marchi (Femca-Cisl) e Laura Marini (Uiltec-Uil) al termine della riunione –. Il prefetto ha rimarcato come il management locale debba portare a Medtronic la nostra richiesta di salvaguardare posti di lavoro. Continuiamo a muoverci aprendo più tavoli possibili: l’Associazione industriale bresciana deve convocarci per affrontare il tema a 360 gradi. Fino a che non abbiamo risposte che analizzino in modo completo il problema, l’iniziativa va avanti». TRADOTTO: lo sciopero continua. Per oggi sono proclamate altre 8 ore, e l’obiettivo è quello di coinvolgere anche la quindicina di dipendenti (quasi tutti impiegati) che non ha sin qui aderito. Poi, venerdì sera, sarà la volta di un momento musicale condiviso a Torbole, a cui è stata invitata tutta la cittadinanza: solo la prima delle opere di autofinanziamento per fronteggiare economicamente una protesta destinata a durare ancora a lungo. Sul tema sarà inoltre istituita una «cassa resistenza», per aiutare i lavoratori più in difficoltà. «Le modalità sin qui percorse sono assolutamente legali – chiudono i sindacati –: la vera illegalità è quella di una multinazionale che scappa con la sacca piena. Non sputiamo su possibili reindustrializzazioni che garantiscano il lavoro, ma che le tirino fuori subito». Intanto l'intervento dell'ex proprietario e fondatore di Invatec Andrea Venturelli – pubblicato ieri su Bresciaoggi – ha innescato una piccola speranza: puntare tutte le carte sull’eccellenza di Invatec, che andrebbe persa con un possibile spacchettamento. Il valore dell’azienda, in relazione all’attuale fatturato, è stimato in 400 milioni di dollari: fu ceduta per 350 milioni, più 150 addizionali, nel 2010. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Jacopo Manessi
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