CHIUDI
CHIUDI

13.03.2019

«Ci avete
portato il mondo
in casa»

L’hotel Mille Miglia aveva riaperto nel 2011 per ospitare i profughi
L’hotel Mille Miglia aveva riaperto nel 2011 per ospitare i profughi

«Grazie per averci portato il mondo in casa». Chiude con queste parole di riconoscenza e affetto la lettera affissa al circolo Acli di Sant’Eufemia. Un messaggio con il quale viene rivolto il saluto ai giovani richiedenti asilo, oltre un centinaio, che in sette anni e mezzo hanno partecipato ai progetti organizzati dal circolo con la cooperativa Kemay di Caritas, il consiglio di quartiere e la parrocchia. Iniziative che hanno coinvolto più o meno la cittadinanza tutta, tremila abitanti ormai abituati a vedere i richiedenti asilo in giro, impegnati in lavori socialmente utili.

NELLA LETTERA si ringraziano tutti coloro che, «con testa, cuore e mani hanno mostrato il volto di una comunità accogliente». E viene apprezzata una scelta precisa: «L’aver scelto di non isolarci nel rifiuto, nel sospetto, nella paura, di non cedere alla tentazione di costruire muri o barricate, di correre il rischio dell’ospitalità ci è parsa la strada maestra per scommettere sulla vita. Ciò che chiude alcuni fuori, chiude altri dentro, prigionieri di se stessi» si legge. I profughi erano ospitati nell’hotel Mille Miglia della famiglia Vezzola, riaperto dopo anni di chiusura nel 2011 proprio per le prime sistemazioni degli stranieri, che al momento dell’emergenza, in una città sovraccarica di ben più di 600 rifugiati, era arrivato a oltre settanta presenze. Era uno dei quattro alberghi in città, con il Milano, il Solferino, l’Astron per un certo periodo sovraffollati, ora tutti chiusi all’accoglienza. Solo le stanze che portano il nome della famosa gara automobilistica, 21 negli anni Sessanta e Settanta del tempo buono, erano rimaste aperte alla prefettura nonostante la messa all’asta nel settembre del 2017 come richiesto dalla banca creditrice Monte dei Paschi, che nel 2016 l'aveva pignorato alla Siral sas, società della famiglia in difficoltà economiche. Ma le collocazioni sono andate a esaurimento dopo l'impossibile adesione all’ultimo bando prefettizio e alla fine di febbraio gli ultimi ospiti, una dozzina, sono stati spostati in altre strutture della città e della provincia. Non c'è più emergenza: il numero delle presenze nei centri straordinari, Cas, in tutto il territorio si è adesso dimezzato: dai più di tremila di due anni fa agli attuali 1549. «Già ci mancano», esclama l’ex presidente del consiglio di quartiere Giuditta Serra. «Il nostro obiettivo era l’assistenza agli stranieri come persone, invece sono stati loro a prendersi cura di noi con il loro volontariato, con la pulizia degli scavi archeologici d’intesa con la Soprintendenza, la pulizia delle strade, degli spazi verdi, del cimitero, con la piantumazione di cinquanta alberi e con l’orto che dava prodotti per i poveri. Ci mancherà nel rione anche il loro apporto» sottolinea. «Abbiamo fatto teatro insieme e prodotto due spettacoli portati in giro per raccontare le loro storie di vita e i loro Paesi, abbiamo compiuto visite di conoscenza dei luoghi. I ragazzi hanno imparato l’italiano, praticato sport e frequentato l’oratorio. Alcune famiglie li avevano “adottati”, invitandoli a mangiare la domenica, di modo che potessero stare con i loro figli» aggiunge Andrea Franchini del circolo Acli.

ADESSO la primavera sta per tornare, gli alberi messi a dimora sono pronti a fiorire, le zolle hanno bisogno dell’insalata. «Noi continueremo, perché un’esperienza così importante non può andare perduta» dichiara Franchini. E in effetti, alcuni ragazzi, che col tempo si sono spostati in appartamenti della Caritas a Brescia e fuori città in accordo con la prefettura, quando vengono chiamati arrivano senza indugio, perché a Sant’Eufemia si sentivano a casa loro. «È questa la vera integrazione, i ponti costruiti non si distruggono» commenta Stefano Savoldi di Kemay.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Magda Biglia
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1