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13.02.2017

«CidneOn»:
i bresciani in
cerca di stupore

Si scrive «CidneOn». Ma si legge «The Floating Piers». O Expo. Ogni grande evento che si rispetti è fatto anche di code, disagi e tensioni: il Festival internazionale delle luci non è da meno. Anche ieri, il copione è stato lo stesso di sabato: grandi code, attese - fino a un’ora e mezza - anche se stavolta gli organizzatori hanno posizionato subito le transenne per separare l’en- trata dall’uscita. Ma l’affluenza è stata davvero altissima, oltre ogni aspettativa. Il problema è stato che le persone confluivano al Castello a piedi da tre direzioni: da piazzale Arnaldo, dal centro e da via San Faustino. Senza contare i passeggeri stipati nelle navette. Risultato: per accedere al Festival è necessario armarsi di pazienza. Poi, giudizio unanime, tutto diventa un grande spettacolo.

DOPO I DISGUIDI di sabato, gli organizzatori – il Festival è promosso dall’associazione «Amici del Cidneo», con la direzione artistica di «Cieli vibranti» e la supervisione di «Glow» - e il Comune di Brescia hanno cercato di tamponare la situazione. Ieri mattina si è tenuto un tavolo tecnico al Comando di Polizia Locale in via Donegani: mentre sabato sono state impiegate sei pattuglie, ieri sono scese a cinque, ma coadiuvate da una ventina di volontari della Protezione Civile, da Polizia e Carabinieri. Tenere la coda in ordine non è stato facile: alla «porta d’ingresso», posta alla fine della salita dallo Chalet, ne è stata aggiunta un’altra, per alleggerire la massa di persone provenienti da via San Faustino. Nonostante ciò, non sono mancate le tensioni: qualche litigio e malumori esternati più volte dalle persone in coda. Molti hanno abbandonato il sogno di entrare in Castello. Ma resta il fatto che CidneOn sta facendo registrare un grande successo: forse se lo aspettavano in pochi. Secondo le stime, in due giorni sono entrate circa 25 mila persone: si entrava a gruppi di cento (e forse più), circa ogni tre minuti e le quattro ore di ingresso – dalle 18.30 alle 22.30 – sono state dilatate per permettere al maggior numero di persone di fare il loro ingresso dal Portale del Leone, esaltato nella sua architettura dalla compagnia olandese Afterlight. La prima opera ad accogliere è posta prima dell’entrata: è la videoproiezione del regista bresciano Marco Santi sull’apparizione dei Santi Faustino e Giovita. Una volta entrati nel Falcone d’Italia, l’atmosfera cambia totalmente. La coda sembra solo un lontano ricordo e si è catapultati in un’al- tra dimensione, in cui luci e suoni si mescolano dando al Castello sembianze ora fatate, ora misteriose, ora giocose. Le «Bwindi light masks» di Richi Ferrero riportano il Castello alle sue antiche radici celtiche, con suoni sciamanici e maschere che cambiano colore. Il viaggio continua tra testimonianze poetiche e della letteratura italiana, il ponte levatoio policromatico, il cortile del Mastio con i volti del Romanino, fino a una delle opere più apprezzate e fotografate dell’intero Festival, il «Labirinto del tempo», con le sue lunghe strisce luminose immortalate in migliaia di scatti. E poi alte colonne di fuoco, giardini della memoria, un Albero della vita in miniatura e l’omaggio a Arturo Benedetti Michelangeli.

Altra tappa obbligata e apprezzatissima è la «Musica a colori» della Fossa viscontea dove i visitatori si divertono a giocare con le luci in movimento, che rendono le mura del Castello un caleidoscopio di colori e forme. La foresta incantata e multicolore accompagna la persone verso l’ultima installazione: un giardino illuminato da duemila fiori realizzati dai bambini delle scuole bresciane.

Manuel Venturi
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