CHIUDI
CHIUDI

10.01.2019

Civile, insulti sui social
network. Si valuta la
denuncia in Procura

L’ingresso degli Spedali Civili: l’ospedale è nell’occhio del ciclone per tre bimbi morti in una settimana
L’ingresso degli Spedali Civili: l’ospedale è nell’occhio del ciclone per tre bimbi morti in una settimana

Gli Spedali Civili stanno valutando se sporgere denuncia contro ignoti in procura dopo gli insulti che, soprattutto su Facebook, si sono moltiplicati all’indomani della notizia delle morti nella terapia intensiva neonatale (4 bambini si cui 3 sotto osservazione di una commissione incaricata dalla regione e dalla magistratura). Insulti che alludevano ad eventuali responsabilità del personale del reparto guidato da Gaetano Chirico. Nelle ultime ore però da mamme, papà, persone qualsiasi è salita sui social un’onda di sostegno per il Reparto che ha confortato i dipendenti e la dirigenza dell’ospedale. Ma agli insulti, alla campagna di discredito si erano già ribellati sul web gli infermieri e le infermiere del reparto, dichiarando il proprio orgoglio di appartenenza alla squadra di Chirico e al reparto. Tanti messaggi sui profili dei dipendenti, tutti nella stessa direzione, con gli stessi toni di amore per il proprio lavoro e di senso di dignità. Ecco alcuni stralci: «Sono un’Infermiera della Terapia Intensiva Neonatale agli Spedali Civili di Brescia e ne vado fiera!». Lo ha scritto sul proprio profilo Facebook l’infermiera Linda Sarnico, lanciando insieme a diverse sue colleghe una campagna social per rispondere alle polemiche sui quattro decessi di bimbi nati prematuri. La stessa frase l’ha rilanciata, sempre su Fb, Paola Serenella Tagliabue. E c’è già chi sostiene la campagna social, come l’utente Silvia de Poli: «Inondiamo anche noi i social per solidarietà alla Tin di Brescia! Per rispetto verso i genitori dei nostri pazienti e il nostro lavoro» aggiunge de Poli. NON MANCA l’appoggio alla campagna da parte di alcuni genitori. «A tutti i leoni da tastiera, che giudicano, criticano e condannano, dedico queste fotografie: è mio figlio, ricoverato in Terapia intensiva neonatale del Civile. I quindici giorni più brutti di sempre... Se non ci fossero stati loro, se non fossero intervenuti tempestivamente, Tommaso non sarebbe qui con noi» ha scritto su Facebook Elena Versari, postando le foto del suo bambino. Il direttore della Tin Chirico ha incassato la solidarietà dei genitori dei piccoli pazienti che hanno fatto quadrato con medici e infermiere dando anche la propria disponibilità a rincarare la dose di sostegno sui social. «Non c’è un allarme infezioni nelle terapie intensive neonatali italiane, i reparti sono sicuri ed efficienti» ha spiegato il presidente della Sin, la Società italiana di Neonatologia, Fabio Mosca, direttore del più grande Reparto di Neonatologia e Tin d’Italia. Citando oltre a quello di Brescia il caso della bambina morta l’altro ieri a Roma al Policlinico Umberto I, ha detto: «È indispensabile comprendere che la prematurità è una malattia, e le difese immunitarie sono compromesse. I germi ci sono e non viviamo in un ambiente sterile. È necessario quindi guardare quanto avviene con attenzione ma non con sospetto». Mosca ha aggiunto che in Italia muoiono circa 600 bambini prematuri ogni anno ma la sopravvivenza è alta anche fra i bambini che nascono sotto il chilo e mezzo di peso, raggiungendo l’85%. «I genitori non devono perdere la fiducia per quello che si fa nei reparti perché i livelli di cura sono molto alti e i risultati eccellenti». •

E.B.
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1