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17.04.2018

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  Senza tetto: a Brescia cresce il pressing per dare più accoglienza
Senza tetto: a Brescia cresce il pressing per dare più accoglienza

L’inverno è passato, l’emergenza senzatetto resta. Ieri mattina si sono chiuse le porte del centro Chizzolini di viale Duca degli Abruzzi e del dormitorio di via Marchetti, le due strutture di proprietà comunale gestite dall’associazione Amici del Calabrone che, all’interno del Piano Freddo, mettono a disposizione rispettivamente 30 e 20 posti letto per l’accoglienza (cena, pernottamento e prima colazione) di uomini maggiorenni senza fissa dimora. È ancora prematuro stilare un bilancio dell’ospitalità, ma è lampante il fatto che le richieste di alloggio giunte ai tre centri invianti — Progetto Strada, il centro diurno L’Angolo della cooperativa La Rete e il Centro Migranti della Diocesi — si sono rivelate di gran lunga superiori rispetto all’offerta. Questo nonostante la Loggia si sia prodigata per estenderla in risposta alle nevicate di fine febbraio e al conseguente calo delle temperature. Restano ora in funzione il Rifugio Caritas «E lo avvolse in fasce» di via della Garzetta, in cui attualmente trovano riparo 24 persone italiane e straniere ma che chiuderà l’ultima settimana di giugno per riaprire a inizio autunno, e il dormitorio maschile San Vincenzo De Paoli di Contrada Sant’Urbano (sulla salita del Castello), l’unico aperto 365 giorni l’anno e l’unico a destinare parte dei 44 posti disponibili alla lunga permanenza di soggetti coinvolti in progetti di reinserimento sociale. Situazione differente per le donne sole o con figli al seguito, le quali possono trovare una sistemazione durevole e decisamente più domestica all’interno della struttura di accoglienza Casa Ozanam di via Gabriele Rosa — gestita sempre dall’Associazione Dormitorio della San Vincenzo e dotata di 15 posti in camere multiple con bagno privato e di tre mini appartamenti per famiglie — e nei locali della Tenda di Sara in Viale Venezia, riservati alle cittadine straniere. Alla luce di simili dati risulta evidente che i servizi predisposti, per quanto efficienti e fondati su una solida rete di volontariato, non sono sufficienti a soddisfare le necessità dei circa 250 senzatetto presenti più o meno stabilmente in città. Ultimo a sollevare il problema della drastica riduzione dei posti durante il periodo estivo è il geometra Santo Spavetti di Berzo Demo, da tempo impegnato al fianco di quanti vivono sulla strada, il quale si è rivolto alla nostra testata per auspicare concrete soluzioni. «Ho scritto più volte al Comune e agli assessori competenti - Scalvini e Fenaroli -, facendo notare la gravità della situazione, specialmente per quanto riguarda 50enni e 60enni, italiani e stranieri, costretti a vivere all’aperto e a trascorrere la notte nei pressi della stazione o a bordo dei treni», ha spiegato Spavetti. «SPESSO SONO vittime della crisi, ex lavoratori dell’edilizia che sono stati licenziati e che non trovano più occupazione a causa dell’età» ha aggiunto, sottolineando i rischi concreti per la salute provocati da una vita all’addiaccio. «So che il Comune ha risorse limitate e che Brescia è diventata punto d’approdo di tanti che prima abitavano in provincia, ma sono convinto che la Loggia debba farsi avanti chiedendo aiuto alla Regione, ente competente in materia di welfare e sanità. A sua volta la Regione dovrebbe ridistribuire fondi alle realtà territoriali più in difficoltà, chiedendo una mano da allo Stato: perché la prevenzione del degrado e della povertà è la strada più responsabile ed economicamente conveniente», ha concluso Spavetti. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Davide Vitacca
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