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13.04.2017

«Coltellata data per
uccidere». Condannato
a 10 anni e 4 mesi

La polizia intervenne nel quartiere Perlasca e arrestò Lorenzo Sulas dopo i due ferimenti FOTOLIVE
La polizia intervenne nel quartiere Perlasca e arrestò Lorenzo Sulas dopo i due ferimenti FOTOLIVE

La lite era scoppiata per motivi riconducibili alla gelosia e quando la polizia era entrata in casa Lorenzo Sulas, 42 anni, si stava lavando le mani dal sangue.

Pper quella serata di terrore in un appartamento del quartiere Perlasca, zona Lamarmora, ieri il giudice Giovanni Pagliuca ha letto la sentenza di primo grado: una condanna a 10 anni e 4 mesi, 2 anni e 4 mesi in più, rispetto alla pena (8 anni) chiesta dal pm Cati Bressanelli per tentato omicidio, lesioni gravissime e minaccia aggravata.

LA SERA del 19 gennaio 2016, nella cucina dell’appartamento in cui viveva con la compagna, Lorenzo Sulas diede in escandescenze fino ad impugnare un coltello. In passato era già successo che fra i due conviventi scoppiassero litigi e volassero insulti, tanto che la donna era stata ricoverata per pestaggi che, però, non aveva mai voluto denunciare. Quella sera, intorno alle 22, Sulas impugnò il coltello da cucina e colpì la fidanzata, che solo un’ora prima aveva chiamato i genitori, che vivono in un’altra palazzina a un centinaio di metri, perchè aveva capito che la situazione si stava facendo più pericolosa rispetto al solito. E loro erano arrivati, avano provato a convincere Sulas ad andarsene, ma senza ottenere nulla. Anzi, il «genero» era andato in cucina, aveva preso il coltello e iniziato a colpire. Alcuni fendenti erano stati vibrati anche al padre, che quella sera perse per sempre un occhio. Poi l’arma fu impugnata contro la fidanzata, che era stata minacciata di morte. E la lama entrò nel ventre della vittima che rischiò di pagare con la vita l’amore malato del convivente «pazzo» di gelosia.

NEL CORSO del processo l’imputato ha detto che non voleva uccidere e nel corso delle dichiarazioni spontanee rilasciate si è detto «dispiaciuto» di quanto fatto.

L’AVVOCATO di parte civile Mattia Guarneri, dopo la lettura della sentenza, ha dichiarato: «Le risultanze investigative hanno consentito di dimostrare che la condotta violenta dell’imputato era finalizzata ad uccidere l’ex fidanzata ed è proprio in quest’ottica che la pena comminata risulta sicuramente commisurata ai fatti contestati. Purtroppo, stante il contesto in cui i reati si sono concretizzati, la soddisfazione delle persone offese per l’andamento processuale è mitigata dalla portata di una vicenda che ha indelebilmente segnato l’intero nucleo famigliare. La consapevolezza che anche una condanna penale, per quanto severa, non potesse affievolire il male patito ha sempre accompagnato le persone offese in tutto questo periodo e ha fatto sì che la costituzione di parte civile fosse indirizzata più che a richiedere una pena esemplare o un ristoro economico, a far emergere la reale portata e gravità dei fatti accaduti in quel triste giorno. Ora che ciò è stato appurato l’unica volontà dei miei assistiti è quella di riuscire a lasciarsi alle spalle questa triste storia per poter riprendere la vita di tutti i giorni».

Mario Pari
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