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23.01.2019

Consumo e spaccio,
le forze dell’ordine
in cattedra

Prefetto e rappresentanti delle forze dell’ordine all’incontro con le studentesse dell’istituto Sraffa
Prefetto e rappresentanti delle forze dell’ordine all’incontro con le studentesse dell’istituto Sraffa

Come mai parchi e oratori sono diventati luoghi di spaccio? Avete un progetto di sorveglianza? Quali misure avete adottato per distogliere i ragazzi dal consumo di droghe e dallo spaccio? Quali sono le sostanze stupefacenti più consumate? La marijuana legale può ridurre il fenomeno dello spaccio e contrastare le organizzazioni criminali? Una raffica di domande sono state poste ai rappresentanti delle istituzioni presenti ieri mattina all’istituto superiore Sraffa, nel contesto del progetto «Scuole sicure», ovvero «una serie di iniziative volute del tavolo inter-istituzionale per l’ordine e la sicurezza per diffondere la cultura della legalità e per contrastare lo spaccio nei luoghi frequentati dagli studenti», ha spiegato il preside Giorgio Becilli nell’introdurre l’incontro.

PREFETTO, QUESTORE, carabinieri, guardia di finanza e il dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale hanno accolto con favore l’interesse critico dimostrato dalle studentesse (è una scuola a prevalenza femminile) che hanno gremito l’aula magna perché «il nostro obiettivo è proprio presentarci nelle scuole far capire che le istituzioni sono vicine – ha spiegato il prefetto Annunziato Vardè - siamo convinti che per contrastare il fenomeno dello spaccio e del consumo delle sostanze stupefacenti non sia sufficiente l’intesa attività repressiva, che pur mettiamo in atto: occorre parlare ai giovani, far capire che le droghe fanno male alla salute, creano dipendenza. Si comincia quasi per gioco, per essere accettati dal gruppo ma il rischio di cadere nella dipendenza è grosso». Rivolgersi ai giovani è quindi prioritario per le istituzioni poiché, come hanno evidenziato tutti i relatori, questi sono «l’anello debole» sul quale occorre agire: «Non si diventa grandi emulando atteggiamenti negativi: si diventa grandi con i no, anche se è difficile rifiutare la canna quando passa nel gruppo perché si ha il timore di essere esclusi – ha aggiunto Oreste Gargano, tenente colonnello del comando provinciale dei Carabinieri che non ha lesinato parole crude e dirette: - prima di comprare una sostanza, o prima di consumarla, chiedetevi se davvero sapete i danni per la vostra salute e se sapete come questa viene prodotta...la cocaina per esempio viene lavorata dai bambini di 7/8 anni nella foresta amazzonica, costretti a masticare le foglie di coca per lavorare almeno 11 o 12 ore al giorno. Pensate che quei bambini arriveranno ai 18 anni? No, ma a nessuno importa. Ecco prima di comprare pensate a quante gente ci muore per produrla».

PUNTANDO proprio sulla consapevolezza, il vicecomandante provinciale della guardia di finanza Stefano Ceci ha affrontato la questione della cosiddetta cannabis light: «Secondo me è una porta d’ingresso all’uso di altre sostanze, perché alimenta la debolezza umana che sta alla base del consumo; credo che sia impossibile debellare del tutto il fenomeno ma almeno possiamo essere tutti più responsabili nelle nostre scelte». Sul rapporto tra sfruttamento di manovalanza non italiana nello spaccio si sono soffermati questore e prefetto: il primo si è dapprima augurato che «almeno gli oratori non siano luoghi di spaccio – e poi, rispondendo alla prima domanda, ha spiegato: – i parchi sono notoriamente zone di spaccio così come la stazione e l’area di via Milano»; il prefetto ha sottolineato che «la manovalanza non è solo di immigrati, ma di gente che delinque per vivere: loro stessi sono le prime vittime del meccanismo».

Irene Panighetti
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